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Castello del Monterìco

Scendendo verso sud e raggiungendo Pieve di Cadore, si ricorda il castello che si trovava sul Monterìco (o Montericco), l’altura che domina la cittadina. Le prime testimonianze del fortilizio risalgono alla prima metà del XII secolo, ma questa prima costruzione venne distrutta da un incendio e fu ricostruita in seguito, sotto il governo del Patriarca di Aquileia. Perse progressivamente di importanza durante la dominazione della Serenissima. Con l’avvento delle truppe francesi (fine ‘700), la rocca venne nuovamente occupata prima di essere definitivamente abbandonata. Dopo il passaggio al Regno d’Italia, sul finire del XIX secolo, sul luogo dove si trovava il maniero venne eretta una fortificazione militare, tuttora visibile seppure abbandonata, denominata Batteria Castello. A circa 200 metri in linea d’aria si trova il Forte di Montericco, altra fortificazione militare, contemporanea alla Batteria Castello.
Non può essere considerato un castello, invece, il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, nel centro di Pieve di Cadore, sebbene la merlatura della sua torre possa far salire alla memoria le immagini di una rocca. Costruito tra il 1444 e il 1492, l’imponente edificio aveva lo scopo di riunire i deputati delle ventisette Regole del Cadore, quando dalla torre civica risuonava la campana dell’Arrengo. Ricostruito e restaurato già nel corso del XVI secolo, in seguito alle distruzioni provocate dalla guerra della Lega di Cambrai prima (tra l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo e la Repubblica di Venezia) e da un incendio casuale poi, il palazzo continua ad ospitare gli uffici della Magnifica Comunità di Cadore, assieme all’archivio storico (conservato nella Torre dell’Arrengo), a due biblioteche (di cui una dedicata a Tiziano Vecellio) e al Museo Archeologico Cadorino. Al piano terra, invece, nello spazio occupato dal 1683 ai primi anni dell’800 dalle prigioni, si trova oggi il Gran Caffè Tiziano, non solo luogo di consumo, ma anche sede di incontri culturali, come nello stile dei Caffè storici nati nel Settecento.
 

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Castello del Monterìco

Scendendo verso sud e raggiungendo Pieve di Cadore, si ricorda il castello che si trovava sul Monterìco (o Montericco), l’altura che domina la cittadina. Le prime testimonianze del fortilizio risalgono alla prima metà del XII secolo, ma questa prima costruzione venne distrutta da un incendio e fu ricostruita in seguito, sotto il governo del Patriarca di Aquileia. Perse progressivamente di importanza durante la dominazione della Serenissima. Con l’avvento delle truppe francesi (fine ‘700), la rocca venne nuovamente occupata prima di essere definitivamente abbandonata. Dopo il passaggio al Regno d’Italia, sul finire del XIX secolo, sul luogo dove si trovava il maniero venne eretta una fortificazione militare, tuttora visibile seppure abbandonata, denominata Batteria Castello. A circa 200 metri in linea d’aria si trova il Forte di Montericco, altra fortificazione militare, contemporanea alla Batteria Castello.
Non può essere considerato un castello, invece, il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, nel centro di Pieve di Cadore, sebbene la merlatura della sua torre possa far salire alla memoria le immagini di una rocca. Costruito tra il 1444 e il 1492, l’imponente edificio aveva lo scopo di riunire i deputati delle ventisette Regole del Cadore, quando dalla torre civica risuonava la campana dell’Arrengo. Ricostruito e restaurato già nel corso del XVI secolo, in seguito alle distruzioni provocate dalla guerra della Lega di Cambrai prima (tra l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo e la Repubblica di Venezia) e da un incendio casuale poi, il palazzo continua ad ospitare gli uffici della Magnifica Comunità di Cadore, assieme all’archivio storico (conservato nella Torre dell’Arrengo), a due biblioteche (di cui una dedicata a Tiziano Vecellio) e al Museo Archeologico Cadorino. Al piano terra, invece, nello spazio occupato dal 1683 ai primi anni dell’800 dalle prigioni, si trova oggi il Gran Caffè Tiziano, non solo luogo di consumo, ma anche sede di incontri culturali, come nello stile dei Caffè storici nati nel Settecento.