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Castello di Andraz

L’unico castello tuttora esistente nella zona settentrionale della provincia è il Castello di Andraz, in comune di Livinallongo del Col di Lana. Anche per questa fortezza, tuttavia, l’incuria dell’uomo nel corso dei secoli e i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale hanno portato ad un abbandono pressoché totale della roccaforte, che solo sul finire del secolo scorso è stata recuperata grazie ad un importante intervento di restauro conservativo (1986-2002) e risulta quindi oggi nuovamente visitabile. Seguendo i percorsi realizzati è possibile percorrere le mura, parzialmente ricostruite recuperando l’antico materiale crollato con lo scopo di mantenere l’edificio in stato di sicurezza, e comprendere l’originaria struttura organizzata su più livelli. Attraverso la scala esterna, che si inerpica lungo l’enorme masso che costituisce la base della rocca, è possibile entrare dall’ingresso originario in quello che ora è diventato un museo di se stesso, raccontando le trasformazioni del maniero e del territorio in cui questo è stato costruito.

Documentato per la prima volta successivamente all’anno Mille, il Castello di Andraz sorge su uno sperone roccioso ai piedi del Passo Falzarego, in un’ottima posizione che poteva controllare tutte le vie di accesso alla zona: a sud da Caprile e quindi dal basso Bellunese e dalla pianura veneta, a nord attraverso il Passo Valparola dalla Val Badia e dalla Val Pusteria e attraverso la Sella di Falzarego dall’Ampezzano e dal Cadore.
La rocca faceva parte di un più ampio sistema difensivo, che la collegava visivamente ad altre fortificazioni esistenti in epoca medievale e di cui oggi non rimane nulla, come il castello dei Conti di Avoscano (che sorgeva nella frazione di Avoscan in comune di San Tomaso Agordino), la Rocca di Pietore (dove oggi sorge il capoluogo del comune di Rocca Pietore) e la fortificazione di Solator (a Selva di Cadore, di cui oggi rimane visitabile un cunicolo medievale).

Tra il XIII e il XIV secolo, il Castello di Andraz fu abitato da famiglie feudatarie del Principe-Vescovo di Bressanone, sotto la cui autorità ricadeva all’epoca questa zona dell’Alto Agordino, mentre dal 1416 divenne proprietà diretta del Principato Vescovile, sotto cui rimase fino al 1802.
Tra gli abitanti illustri del maniero si ricorda Niccolò Cusano, teologo, scienziato e uno dei più importanti filosofi del suo tempo, Vescovo di Bressanone che scelse Andraz per lunghi periodi tra il 1457 e il 1460 per la sua posizione protetta. Originariamente costituita da una base e da una cinta muraria in pietra con la struttura interna in legno, la rocca venne ricostruita nel 1484 dopo un furioso incendio. Venne dunque realizzato l’edificio come oggi possiamo intuirlo, interamente in pietra e di perimetro più ampio, che segue l’andamento del masso sul quale sorge.
Tra gli edifici contenuti nel fortilizio, una chiesetta, il cui secentesco altare in legno dorato è conservato oggi nella chiesa della frazione di Andraz, poco più a valle rispetto al castello, e i forni fusori in cui era lavorato il minerale estratto dalle vicine miniere del Fursil (Colle Santa Lucia).

Le guerre napoleoniche, con la conseguente mutata situazione politica e sociale, e l’esaurimento dell’attività estrattiva portarono il castello - che aveva perso sia la sua funzione difensiva sia quella produttiva - ad un progressivo abbandono. Nell’800 la rocca fu venduta a privati che la spogliarono del tetto, degli arredi e delle suppellettili interne. Conclusero l’opera di rovina i bombardamenti austriaci dalle soprastanti posizioni del Col di Lana durante la Prima Guerra Mondiale. Una storia lunga e travagliata, che ha lasciato il Castello di Andraz come noi oggi possiamo vederlo: un suggestivo gigante di pietra circondato da colossi ancora più imponenti e maestosi come le Dolomiti. Un luogo senza tempo in cui è ancora possibile percepire la storia, che dalle fiabe di prodi cavalieri e oscuri manieri si fa meravigliosa realtà.
 

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Castello di Andraz

Castello di Andraz (foto Gianni Virgilio)

L’unico castello tuttora esistente nella zona settentrionale della provincia è il Castello di Andraz, in comune di Livinallongo del Col di Lana. Anche per questa fortezza, tuttavia, l’incuria dell’uomo nel corso dei secoli e i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale hanno portato ad un abbandono pressoché totale della roccaforte, che solo sul finire del secolo scorso è stata recuperata grazie ad un importante intervento di restauro conservativo (1986-2002) e risulta quindi oggi nuovamente visitabile. Seguendo i percorsi realizzati è possibile percorrere le mura, parzialmente ricostruite recuperando l’antico materiale crollato con lo scopo di mantenere l’edificio in stato di sicurezza, e comprendere l’originaria struttura organizzata su più livelli. Attraverso la scala esterna, che si inerpica lungo l’enorme masso che costituisce la base della rocca, è possibile entrare dall’ingresso originario in quello che ora è diventato un museo di se stesso, raccontando le trasformazioni del maniero e del territorio in cui questo è stato costruito.

Documentato per la prima volta successivamente all’anno Mille, il Castello di Andraz sorge su uno sperone roccioso ai piedi del Passo Falzarego, in un’ottima posizione che poteva controllare tutte le vie di accesso alla zona: a sud da Caprile e quindi dal basso Bellunese e dalla pianura veneta, a nord attraverso il Passo Valparola dalla Val Badia e dalla Val Pusteria e attraverso la Sella di Falzarego dall’Ampezzano e dal Cadore.
La rocca faceva parte di un più ampio sistema difensivo, che la collegava visivamente ad altre fortificazioni esistenti in epoca medievale e di cui oggi non rimane nulla, come il castello dei Conti di Avoscano (che sorgeva nella frazione di Avoscan in comune di San Tomaso Agordino), la Rocca di Pietore (dove oggi sorge il capoluogo del comune di Rocca Pietore) e la fortificazione di Solator (a Selva di Cadore, di cui oggi rimane visitabile un cunicolo medievale).

Tra il XIII e il XIV secolo, il Castello di Andraz fu abitato da famiglie feudatarie del Principe-Vescovo di Bressanone, sotto la cui autorità ricadeva all’epoca questa zona dell’Alto Agordino, mentre dal 1416 divenne proprietà diretta del Principato Vescovile, sotto cui rimase fino al 1802.
Tra gli abitanti illustri del maniero si ricorda Niccolò Cusano, teologo, scienziato e uno dei più importanti filosofi del suo tempo, Vescovo di Bressanone che scelse Andraz per lunghi periodi tra il 1457 e il 1460 per la sua posizione protetta. Originariamente costituita da una base e da una cinta muraria in pietra con la struttura interna in legno, la rocca venne ricostruita nel 1484 dopo un furioso incendio. Venne dunque realizzato l’edificio come oggi possiamo intuirlo, interamente in pietra e di perimetro più ampio, che segue l’andamento del masso sul quale sorge.
Tra gli edifici contenuti nel fortilizio, una chiesetta, il cui secentesco altare in legno dorato è conservato oggi nella chiesa della frazione di Andraz, poco più a valle rispetto al castello, e i forni fusori in cui era lavorato il minerale estratto dalle vicine miniere del Fursil (Colle Santa Lucia).

Le guerre napoleoniche, con la conseguente mutata situazione politica e sociale, e l’esaurimento dell’attività estrattiva portarono il castello - che aveva perso sia la sua funzione difensiva sia quella produttiva - ad un progressivo abbandono. Nell’800 la rocca fu venduta a privati che la spogliarono del tetto, degli arredi e delle suppellettili interne. Conclusero l’opera di rovina i bombardamenti austriaci dalle soprastanti posizioni del Col di Lana durante la Prima Guerra Mondiale. Una storia lunga e travagliata, che ha lasciato il Castello di Andraz come noi oggi possiamo vederlo: un suggestivo gigante di pietra circondato da colossi ancora più imponenti e maestosi come le Dolomiti. Un luogo senza tempo in cui è ancora possibile percepire la storia, che dalle fiabe di prodi cavalieri e oscuri manieri si fa meravigliosa realtà.