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Castello di Zumelle

Il Castello di Zumelle, acquistato nel 1872 dal Comune di Mel che ne è tuttora proprietario, fu dimora della ricca famiglia veneziana dei Gritti fino al termine del XVIII secolo, quando Venezia cade definitivamente, e prima ancora venne mantenuto per tre secoli dai conti Zorzi, signori di Mel.

L'aspetto attuale del maniero, visibile dalla strada che congiunge l'abitato di Mel con Lentiai, sulla sponda sinistra del fiume Piave, è frutto di numerosi interventi e ricostruzioni avvenuti nel corso dei secoli.

Oggi il Castello si presenta come una struttura con una possente cinta muraria merlata dominata da un'alta torre; il maniero è sede di eventi, percorsi didattici e della Fiera della Perdonanza che ogni anno in luglio fa rivivere ai visitatori uno spaccato di vita duecentesca all'interno del magnifico scenario del Castello di Zumelle.

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Castello di Zumelle

Castello di Zumelle (foto F. Sovilla)

Il Castello di Zumelle, acquistato nel 1872 dal Comune di Mel che ne è tuttora proprietario, fu dimora della ricca famiglia veneziana dei Gritti fino al termine del XVIII secolo, quando Venezia cade definitivamente, e prima ancora venne mantenuto per tre secoli dai conti Zorzi, signori di Mel.

L'aspetto attuale del maniero, visibile dalla strada che congiunge l'abitato di Mel con Lentiai, sulla sponda sinistra del fiume Piave, è frutto di numerosi interventi e ricostruzioni avvenuti nel corso dei secoli.

Oggi il Castello si presenta come una struttura con una possente cinta muraria merlata dominata da un'alta torre; il maniero è sede di eventi, percorsi didattici e della Fiera della Perdonanza che ogni anno in luglio fa rivivere ai visitatori uno spaccato di vita duecentesca all'interno del magnifico scenario del Castello di Zumelle.

Storia

Ripercorrendo i secoli di storia del Castello di trovano racconti ed importanti avvenimenti storici che hanno come protagonista tutta la Valbelluna.

Secondo una tradizione il suo nome è legato alla figura di Gianserico, uomo di fiducia di Amalasunta regina dei Goti che prese il posto del padre Teodorico nell'anno 526, il quale dopo una congiura con Teodato, cugino di Amalasunta, fuggì con l'ancella Eudosia. I due amanti si nascosero nella Valbelluna tra le rovine di un antico castello dove qualche tempo dopo nacquero due gemelli: Goffredo e Ildebrando. Il Castello di Zumelle - Castrum Zumellarum o Castello dei Gemelli - dunque prenderebbe il nome da questa leggenda; ancora oggi si trova lo stemma del Comune di Mel coronato dalla figura di due bambini come si può vedere sotto la loggia del palazzo comunale in Piazza Papa Luciani a Mel.

Una seconda tradizione, storicamente documentata, fa derivare il nome da “zamelo” o  “zumelo”, parola che indicherebbe i due castelli gemelli di Zumelle e di Castelvint, quest'ultimo posizionato sul versante opposto della valle del torrente Terche, a Carve, di cui rimangono solo esili tracce. I due manieri fungevano da fondamentali punti di controllo della strada che conduceva verso il passo di Praderadego che collega la Valbelluna con il Trevigiano.

Fortificato probabilmente già in epoca preromana, il Castello di Zumelle è stato nei secoli un luogo di transito tra il passo di Praderadego, lo snodo stradale verso il Municipium di Feltre e la strada militare romana Via Claudia Augusta Altinate che collegava la laguna veneziana con il Danubio.

Il Castello fu conteso tra i potentati di Belluno, Feltre, Ceneda (Vittorio Veneto) e dell'alta Marca trevigiana e subisce numerosi assedi e devastazioni. Nel 737 quando Liutprando, re longobardo, infeuda la corte di Zumelle, subito contesa da Giovanni conte di Belluno con sanguinose lotte, tanto che nel 750 dovette accorrere Astolfo, re longobardo, per redimere la guerra.

Ottone I di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero, nel 963 investe i vescovi dei poteri politici affidandogli cariche feudali e la contea di Zumelle diventa feudo del vescovo di Belluno.

Nel 1037 il castello passa, per volontà di Corrado II il Salico, al suo protetto il barone Abelfredo che muore senza eredi maschi e lascia le proprietà  alla figlia Adelaita che prende in marito Valfredo di Colfosco. La figlia Sofia va in sposa a Guecello da Camino, con conseguente unione dei vasti feudi dell'alto trevigiano e di tutta la Valbelluna.

Alcuni testi descrivono da Camino, contessa di Zumelle, come una fiera combattente contro Federico Barbarossa, tanto che si dice che nel 1160 lei stessa con il suo esercito aiutò i Castellani di San Cassiano, assediati da Cristiano da Magonza, vicario dell'Imperatore. La valorosa Sofia muore nel 1177 a Mareno di Piave e viene sepolta nell'Abbazia di Follina, dove si trova tutt'ora, a conferma degli strettissimi legami tra i feudi dell'alta Marca e la Valbelluna. In questi anni il castello gode di un periodo di massimo splendore tanto da essere dotato di possenti cinte murarie con quattro torrioni e di un potente presidio militare.

Il testamento di Sofia è nuovamente motivo per discordie e contese tra Caminesi, Zumellesi, Bellunesi e la contea è suddivisa in due parti; la contesa venne risolta a Venezia e confermata da Federico Barbarossa il 2 giugno 1177.

Già nel 1192 il patriarca Gottifredo scomunica i trevigiani e nelle discussioni intervengono il Papa Clemente III e l'Imperatore Arrigo IV, che danno delega al Vescovo di Trento di risolvere la contesa. Il vescovo di Belluno, Gerardo, rientra in possesso della Contea e del Castello di Zumelle e questo è pretesto per scatenare devastazioni di paesi tra le armate trevigiane e padovane, accorse in aiuto al Vescovo per ordine dell'Imperatore. Il 18 giugno 1193 viene tolta la scomunica ai trevigiani ed emessa la sentenza che affida definitivamente al Vescovo di Belluno tutti i possedimenti di Sofia. Viene anche stabilito di abbattere il Castello di Zumelle per non dar adito ad ulteriori motivi di contesa, ma fortunatamente i trevigiani ricorrono all'imperatore Enrico IV, che annulla la sentenza.

La rabbia del Vescovo si abbatte su tutti i castelli occupati dai trevigiani in terra bellunese. Il 6 aprile 1196 assedia il castello e, dopo un sanguinoso assalto, lo conquista, lo incendia e distrugge. Stessa sorte tocca ad altri importanti castelli del territorio: Castel Mirabello di Sedico, Castel Landredo, Castel d'Ardo (Trichiana), la Tagliata di Quero, la Torre-fortezza al Praderadego.

La vendetta trevigiana non si fa attendere e, guidate da Valperto da Onigo, le truppe entrano nel Bellunese scavalcando il Passo di Praderadego. Il vescovo è ferito, fatto prigioniero e condotto a morte tra atroci sofferenze, Valperto rimane ucciso in battaglia sul campo. Papa Innocenzo III scomunica i trevigiani e la città subisce un pesanti conseguenze.

Rizzardo da Camino, vicario imperiale, si riappropria nel 1311 del castello e lo riedifica nelle forme attuali lasciandovi un piccolo presidio militare in un momento in cui sta chiudendosi l'era del feudalesimo.

Nel 1510 le truppe imperiali associate alla Lega di Cambrai antiveneziana, saccheggiano il castello e la Valbelluna; Feltre in particolare viene completamente distrutta da un tremendo incendio.

Zumelle viene velocemente ricostruito ma il complesso diviene più che altro dimora di campagna durante il lungo periodo della cosiddetta Pax veneziana e la dismissione di quasi tutti i castelli e le strutture difensive medioevali.

Leggende

Una leggendaria vicenda, riportata dallo storico bellunese Giorgio Piloni, narra di Atleta, bellissima figlia del conte Tucherio di Casteldardo, della quale si innamorò il valoroso Murcimiro, conte di Zumelle.

Sapendola promessa sposa di Azzone, conte di Feltre, Murcimiro perse il lume della ragione, giurando che l'avrebbe avuta anche a costo di morire. Alla testa dei suoi uomini, tese un agguato al corteo che stava conducendo Atleta a Feltre: durante il terribile scontro, il conte uccise Orleo, fratello della sposa, e rapì quest'ultima, conducendola nel suo castello a Zumelle.

Accecato dall'odio per la morte del figlio, Tucherio mosse il suo esercito contro il castello di Zumelle, le cui difese erano state nel frattempo potenziate. Non riuscendo a far uscire Murcimiro, devastò i vicini paesi di Tiago e Villa, per poi tornarsene a Casteldardo inseguito dagli uomini del nemico. Qualche tempo dopo tentò un nuovo assedio, ma la fortezza resistette.

Frattanto Atleta aveva sposato Murcimiro e gli aveva dato un figlio, Adelardo. Lo zumellese sperava che il lieto evento potesse placare l'animo di Tucherio. Seguì in effetti un periodo di quiete, tant'è che Murcimiro abbassò le difese congedando molti dei suoi uomini.

Era però una trappola: consigliato da un ex soldato di Zumelle, dopo tre anni, Tucherio attaccò il castello e lo devastò senza difficoltà. Uccise lui stesso Murcimiro e successivamente incendiò la fortezza. Atleta venne ricondotta a Casteldardo con il figlio e quindi data in sposa ad Azzone.

A lungo gli Zumellesi discussero su come risollevare le sorti della contea. Decisero in ultima di nominare conte Adelardo, figlio ed erede diretto di Murcimiro, e di ricostruire il castello. Fu dunque inviata un'ambasceria a Tucherio che non solo accettò le richieste degli Zumellesi ma, anzi, diede loro 25 marche d'argento per aiutarli nella riedificazione della fortezza. Riportò quindi il piccolo Adelardo a Zumelle, affidandolo alla tutela di Ermenfredo.

Iniziò da questo momento un periodo di pace finché, dopo molti anni trascorsi in Francia, giunse a Zumelle Bellerofonte, fratello di Murcimiro. Venuto a conoscenza della vicenda, desideroso di vendetta, istigò Adelardo, che ormai aveva quindici anni, ad attaccare Casteldardo e ad uccidere il nonno Tucherio. Poco tempo dopo, Bellerofonte moriva di febbre.

Non tardò la risposta di Azzone, che nel frattempo si era stabilito in un antico castello sul monte Garda, presso le rive del Piave. Inviò infatti Giovannino, figlio della sua prima moglie, chiedendo ad Adelardo di restituire Casteldardo e tutto ciò che era stato depredato. Di conseguenza Adelardo distrusse il castello di Azzone; qualche tempo dopo uccideva quest'ultimo sorprendendolo durante una battuta di caccia.

La morte di Azzone, personaggio di grande rilievo, provocò lo sdegno dei Feltrini e dei Bellunesi, i quali aiutarono Giovannino a riarmarsi e a muovere guerra contro Adelardo. Quest'ultimo si rivolse allora allo zio Orso, duca di Ceneda, e a suo fratello Pietro, duca del Friuli.

La situazione sarebbe precipitate se non fosse intervenuto re Astolfo, il quale decise di risolvere la disputa con un duello da tenersi a Pavia, capitale del Regno Longobardo. Vi parteciparono Giovannino e Ziergen Filistin, parente di Adelardo e la vittoria andò a quest'ultimo.

A memoria di questo ultimo evento venne murata su una torre del castello una lapide con l'iscrizione che ricordava questa vittoria: ZIERGEN PHILISTIN IOANNINUM AZZONIS VICIT LAUDE DEI.



Modalità di accesso

Il Castello è visitabile durante tutto l'anno.


Indirizzo:

Via Tiago
32026 Mel loc. Tiago

Contatti

Teltel +39 339 843 7269

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