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Chiesa di Santo Stefano

La chiesa di Santo Stefano si presenta con una spoglia ma elegante facciata, ingentilita dalla pietra bianca che incornicia l'unica finestra circolare ed il portale datato 1485. I battenti dell'ingresso sono opera dello scultore bellunese Dante Moro e vennero fusi in bronzo nel 1968; narrano alcuni episodi salienti della Bibbia dalla creazione di Adamo ed Eva sino alla morte di Cristo.

Sul lato sinistro dell'edificio si apre il chiostro che faceva parte del convento dei Serviti, giunti da Treviso nel corso del Quattrocento e promotori della costruzione dell'intero complesso. Oggi il chiostro è di proprietà dell'Agenzia delle Entrate ed è liberamente visitabile durante gli orari di apertura degli uffici. Aggirando la chiesa sulla destra, invece, si trova un piccolo giardino dove scende una scalinata che porta all'ingresso laterale decorato con un magnifico portale quattrocentesco che un tempo era l'ingresso della chiesa di Santa Maria dei Battuti, oggi sede dell'Archivio di Stato di Belluno.

La chiesa di Santo Stefano è una delle più ricche di Belluno e non solo; al suo interno sono conservati tesori d'arte di molti artisti tra cui Andrea Brustolon, Cesare Vecellio, Francesco Frigimelica, Matteo ed Antonio Cesa, Giovanni Fossa, Antonio Lazzarini, Nicolò de Stefani e molti altri.

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Chiesa di Santo Stefano

Chiesa di Santo Stefano, veduta

La chiesa di Santo Stefano si presenta con una spoglia ma elegante facciata, ingentilita dalla pietra bianca che incornicia l'unica finestra circolare ed il portale datato 1485. I battenti dell'ingresso sono opera dello scultore bellunese Dante Moro e vennero fusi in bronzo nel 1968; narrano alcuni episodi salienti della Bibbia dalla creazione di Adamo ed Eva sino alla morte di Cristo.

Sul lato sinistro dell'edificio si apre il chiostro che faceva parte del convento dei Serviti, giunti da Treviso nel corso del Quattrocento e promotori della costruzione dell'intero complesso. Oggi il chiostro è di proprietà dell'Agenzia delle Entrate ed è liberamente visitabile durante gli orari di apertura degli uffici. Aggirando la chiesa sulla destra, invece, si trova un piccolo giardino dove scende una scalinata che porta all'ingresso laterale decorato con un magnifico portale quattrocentesco che un tempo era l'ingresso della chiesa di Santa Maria dei Battuti, oggi sede dell'Archivio di Stato di Belluno.

La chiesa di Santo Stefano è una delle più ricche di Belluno e non solo; al suo interno sono conservati tesori d'arte di molti artisti tra cui Andrea Brustolon, Cesare Vecellio, Francesco Frigimelica, Matteo ed Antonio Cesa, Giovanni Fossa, Antonio Lazzarini, Nicolò de Stefani e molti altri.

Architettura

La chiesa di Santo Stefano venne fortemente voluta dal padre predicatore Giovanni Battista Pellati dell’Ordine dei Servi di Maria che, dopo aver dato l’avvio al convento dove oggi sono ospitati gli ufficio dell'Agenzia delle Entrate, diede l'avvio alla costruzione nel 1468.

L'edificio, consacrato nel 1497, presenta caratteri distintivi del gotico e nel contempo ricordi romanici soprattutto nella divisione interna degli spazi che sono fortemente suggestivi grazie all’utilizzo della pietra calcarea bianca insieme alla pietra rossa di Castellavazzo. Intorno al 1480 si scavarono le fondamenta del campanile e in tale occasione venne ritrovato il sarcofago romano di Flavio Ostilio e della moglie, oggi custodito nel cittadino Palazzo Crepadona, sede della Biblioteca Civica.

A metà del Seicento venne costruita la cappella della Beata Vergine Addolorata, aperta lungo la navata sinistra, e oggi ospitante numerose tele e la settecentesca statua dell'Addolorata portata ogni anno in processione dai Bellunesi per le vie della città due domeniche prima di Pasqua. Con la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797, la chiesa e l’annesso convento furono occupati dalle truppe francesi. Nel 1808 il vicerè Eugenio Napoleone, durante la sua visita a Belluno, accolse la richiesta dei fedeli di poter riavere in uso la propria chiesa che nel 1812 tornò attiva.

Opere d'arte

Entrando nella chiesa si viene accolti da un insieme ricco ed armonioso. Sulla parete dell’ingresso principale sono appese quattro tele, le antiche portelle dell’organo, dipinte nel Seicento da Francesco Frigimelica il Vecchio con le scene della Visita della Vergine ad Elisabetta, la Presentazione al Tempio, la Natività e l’Annunciazione.

Continuando il percorso lungo la navata sinistra si incontra la pala con San Pellegrino Laziosi guarito dal Crocifisso dipinta del bellunese Antonio Lazzarini intorno al 1725. Sorpassato il fonte battesimale cinquecentesco, la tela del 1599 con l’Incontro di Abramo e Melchisedech di Cesare Vecellio, cugino del più famoso Tiziano, attira l’attenzione per la sua grandiosità. Non passa inosservato il toccante Crocifisso di Andrea Brustolon, databile tra il 1720 ed il 1732 e proveniente dalla scomparsa chiesa cittadina di San Giorgio. La successiva ampia tela del 1603, è ulteriore opera di Frigimelica il Vecchio e narra l’episodio biblico della Raccolta della manna, dipinta nel 1603.

Si entra quindi nella cappella dell’Addolorata, costruita nella seconda metà del Seicento e ospitante una piccola galleria ritrattistica dei rettori veneti che governarono Belluno, con opere dipinte da Giovanni Fossa e Nicolò de Barpi. Domina lo spazio il magnifico altare ligneo completamente dorato opera della valente bottega degli Auregne all’interno del quale è ospitata la statua vestita della Madonna dei Sette Dolori realizzata all’inizio del Settecento probabilmente da Giovanni Battista Alchini, alunno del Brustolon. Secondo un’antica consuetudine la statua viene portata in solenne processione lungo le vie della città e fino in Duomo ogni anno due domeniche prima di Pasqua. Ai lati dell’altare due dipinti di Antonio Lazzarini del 1716 propongono rispettivamente i temi della
Deposizione dalla croce e L’andata al Calvario, mentre sulla parete di fronte, tra le finestre, si possono ammirare la Presentazione al tempio e la Fuga in Egitto del settecentesco pittore locale Antonio Bettio e le due scene con Gesù tra i dottori e la Crocifissione.

Usciti dalla cappella dell’Addolorata si incontra l’altare minore di sinistra con la pala seicentesca del Frigimelica nella quale è stato inserito un piccolo quadretto mariano di epoca successiva; sulla parete di destra della medesima cappella si trova la tela con il Battesimo di Cristo del bellunese Nicolò de Stefani realizzata alla fine del Cinquecento.

Controllano l’accesso al presbiterio i due magnifici angeli in legno biaccato, scolpiti da Andrea Brustolon intorno al 1700, mentre, sull’altar maggiore in marmi screziati, domina l’imponente tabernacolo ornato da statuine scolpite dal frate cappuccino bellunese Francesco Dalla Dia nel corso del Settecento. Alla sinistra del coro l’Adorazione dei Magi di un ignoto artista cinquecentesco completa l’arredo degli spazi insieme alla coeva pala di destra con la Sacra Conversazione di Nicolò de Stefani.

Passando alla navata destra, lo spazio si apre con la ricca cappella Cesa affrescata attorno al 1499 da Antonio Cesa con scene cristologiche sul soffitto ed episodi dedicati ai santi Stefano, Paolo e Matteo sulle pareti, insieme all’immagine di santa Margherita con il drago e i Padri della Chiesa. La decorazione concorre a rendere completa l’idea compositiva dominata dalla magnifica pala d’altare realizzata dal fratello Matteo con una Sacra Conversazione con la Madonna ed il Bambino sull’alto trono centrale e alcuni santi ai due lati. Infine due nicchie che si aprono sulla parete della navata accanto alle finestre contengono rispettivamente la statua lignea barocca di Santa Barbara e quella vestita settecentesca di san Filippo Benizi.

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Orari e accessibilità

Chiesa di Santo Stefano: aperta quotidianamente.


Indirizzo:

Piazzetta Santo Stefano
32100 Belluno loc. Belluno

Contatti

Teltel +39 (0)437 943 491

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