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Miniere di Fursil

Colle Santa Lucia, uno dei comuni della Ladinia, è stato un centro particolarmente rilevante per l’estrazione mineraria di materiale ferroso.
Il territorio interno,  denominato già nel XII secolo Wersil - da cui prenderà poi il nome il complesso di miniere scavate nell’area “Fursil” -, rappresentava una ricca fonte di minerale ferroso, in particolare di ferro acciaioso, prezioso per la produzione delle armi.
Per questo motivo la località fu spesso oggetto di contesa tra il Vescovo di Bressanone e la Repubblica della Serenissima, in una gara per il suo possesso e utilizzo.

Le Miniere di Fursil costituirono per secoli la principale fonte di guadagno dell’Agordino e non solo: un cospicuo numero di livinallesi, badioti, minatori e maestranze venete e cadorine erano impegnati nell’estrazione e lavorazione del ferro.
Buona parte del minerale estratto veniva infatti trasportato e lavorato nei forni di Caprile, Pescul, Canale d’Agordo, Cencenighe, Borca di Cadore e per finire nei forni fusori di Andraz e della Valparola. Una volta ultimata la lavorazione, il prodotto finito o semilavorato veniva poi trasportato a Longarone perché potesse essere condotto lungo la Piave fino a Venezia.

Un itinerario denominato la “strada della vena”, parte del più vasto percorso “la via del ferro”, unisce tutte queste località, da Colle Santa Lucia, dove si trovano le numerose miniere di Fursil, ai forni fusori della Valparola.
Da non dimenticare altri itinerari storici che ripercorrono il trasporto del ferro: da Colle Santa Lucia a Caprile, luogo in cui era collocato uno dei forni più importanti della zona; da Colle Santa Lucia a Forcella Staulanza e verso Longarone.

Numerosi sono ancor oggi gli imbocchi alle miniere che è possibile osservare: la miniera di Costalta, la miniera di Troi nei pressi del Casale, la miniera di Zenghe nei pressi della Frana dei Vauz, la miniera di Ru e quella di Vauz.
 

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Verso le Miniere del Fursil
Una delle entrate alle miniere del Fursil

Miniere di Fursil

Una delle entrate alle miniere del Fursil

Colle Santa Lucia, uno dei comuni della Ladinia, è stato un centro particolarmente rilevante per l’estrazione mineraria di materiale ferroso.
Il territorio interno,  denominato già nel XII secolo Wersil - da cui prenderà poi il nome il complesso di miniere scavate nell’area “Fursil” -, rappresentava una ricca fonte di minerale ferroso, in particolare di ferro acciaioso, prezioso per la produzione delle armi.
Per questo motivo la località fu spesso oggetto di contesa tra il Vescovo di Bressanone e la Repubblica della Serenissima, in una gara per il suo possesso e utilizzo.

Le Miniere di Fursil costituirono per secoli la principale fonte di guadagno dell’Agordino e non solo: un cospicuo numero di livinallesi, badioti, minatori e maestranze venete e cadorine erano impegnati nell’estrazione e lavorazione del ferro.
Buona parte del minerale estratto veniva infatti trasportato e lavorato nei forni di Caprile, Pescul, Canale d’Agordo, Cencenighe, Borca di Cadore e per finire nei forni fusori di Andraz e della Valparola. Una volta ultimata la lavorazione, il prodotto finito o semilavorato veniva poi trasportato a Longarone perché potesse essere condotto lungo la Piave fino a Venezia.

Un itinerario denominato la “strada della vena”, parte del più vasto percorso “la via del ferro”, unisce tutte queste località, da Colle Santa Lucia, dove si trovano le numerose miniere di Fursil, ai forni fusori della Valparola.
Da non dimenticare altri itinerari storici che ripercorrono il trasporto del ferro: da Colle Santa Lucia a Caprile, luogo in cui era collocato uno dei forni più importanti della zona; da Colle Santa Lucia a Forcella Staulanza e verso Longarone.

Numerosi sono ancor oggi gli imbocchi alle miniere che è possibile osservare: la miniera di Costalta, la miniera di Troi nei pressi del Casale, la miniera di Zenghe nei pressi della Frana dei Vauz, la miniera di Ru e quella di Vauz.