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Valle Imperina

A sud di Agordo e sulla destra orografica del Cordevole sorge un sito minerario e metallurgico che fu tra i più importanti d’Europa e che ha garantito per secoli ricchezza e prosperità nell’intera zona.
All’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in una riserva protetta lungo il greto dell’omonimo torrente, Valle Imperina costituisce un sito archeologico industriale di rilievo, utilizzato in passato per la fusione del rame - e in piccola parte di argento - sfruttando il mercurio estratto dalle numerose miniere che vi si trovano nelle vicinanze (tra cui anche quelle di California).

A partire dal XV secolo e per tutto il periodo di dominio della Serenissima, Valle Imperina è stata la principale risorsa di ricchezza dell’Agordino: alcuni documenti certificano che nel 1592 constava dell’impiego di 300 addetti, mentre alla fine del ‘700 gli operai impegnati nelle cave e nei forni fusori erano ben 1300.
Col passare degli anni questo centro metallurgico divenne sempre più centrale nel sistema economico, tanto che nel XIX la produzione annuale di rame arrivò a ben 200 tonnellate. Ma è proprio alla fine dell’Ottocento che il centro minerario di Valle Imperina perse progressivamente importanza, divenendo nel tempo una banale miniera di pirite destinata ad essere abbandonata definitivamente nel 1962.

I due edifici principali, la centrale elettrica e i forni fusori, ormai lasciati deperire tra la florida vegetazione della vallata, sono stati oggetto di recupero a partire dagli anni 90, e hanno consentito di aprire la struttura al pubblico. È così possibile visitare entrambi gli edifici, restaurati mantenendo la struttura dell’antico centro metallurgico.

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Centro minerario Valle Imperina (foto P.Cibien)
Centro Minerario Valle Imperina

Valle Imperina

Centro minerario Valle Imperina (foto P.Cibien)

A sud di Agordo e sulla destra orografica del Cordevole sorge un sito minerario e metallurgico che fu tra i più importanti d’Europa e che ha garantito per secoli ricchezza e prosperità nell’intera zona.
All’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in una riserva protetta lungo il greto dell’omonimo torrente, Valle Imperina costituisce un sito archeologico industriale di rilievo, utilizzato in passato per la fusione del rame - e in piccola parte di argento - sfruttando il mercurio estratto dalle numerose miniere che vi si trovano nelle vicinanze (tra cui anche quelle di California).

A partire dal XV secolo e per tutto il periodo di dominio della Serenissima, Valle Imperina è stata la principale risorsa di ricchezza dell’Agordino: alcuni documenti certificano che nel 1592 constava dell’impiego di 300 addetti, mentre alla fine del ‘700 gli operai impegnati nelle cave e nei forni fusori erano ben 1300.
Col passare degli anni questo centro metallurgico divenne sempre più centrale nel sistema economico, tanto che nel XIX la produzione annuale di rame arrivò a ben 200 tonnellate. Ma è proprio alla fine dell’Ottocento che il centro minerario di Valle Imperina perse progressivamente importanza, divenendo nel tempo una banale miniera di pirite destinata ad essere abbandonata definitivamente nel 1962.

I due edifici principali, la centrale elettrica e i forni fusori, ormai lasciati deperire tra la florida vegetazione della vallata, sono stati oggetto di recupero a partire dagli anni 90, e hanno consentito di aprire la struttura al pubblico. È così possibile visitare entrambi gli edifici, restaurati mantenendo la struttura dell’antico centro metallurgico.