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Vajont

Longarone, comune che sorge alle porte del Cadore e al confine con il Friuli Venezia Giulia, è un territorio sfortunatamente noto per la tragedia che lo colpì il 9 ottobre 1963, quando una frana staccatasi dal Monte Toc si riversò sul bacino artificiale arginato dalla Diga del Vajont, dando luogo a una violenta onda che spazzò via l’intero paese e alcune aree circostanti. Una catastrofe che vide circa 2000 vittime, con un paese completamente distrutto e sotterrato dal fango.

Ciò che rimane oggi di questa tremenda vicenda è l’impressionante diga, collocata al confine con la provincia di Pordenone, ancora intatta e funzionante, creata in maniera impeccabile dall’uomo avido di ricchezza, noncurante delle problematiche geologiche del luogo. La maestosa diga, che raggiunge l’altezza totale di 261,60 m, è tra le più alte al mondo e costituisce oggi un’opera museale, un reperto storico simbolo di quelle vicende.
Edificata tra il 1957 e il 1959 nella valle dove scorre il torrente Vajont, caratterizzata da una gola profonda che ricorda un canyon, la diga doveva avere la finalità di arginare le acque dei torrenti Piave, Maè e Boite, per favorire la produzione di energia tramite piccole centrali idroelettriche.

Dal 2007 il coronamento, della lunghezza di circa 190 m, è stato aperto al pubblico consentendo il camminamento sopra la diga. Numerose le visite e le escursioni guidate che permettono di conoscere i luoghi del disastro e le iniziative organizzate per la commemorazione della vittime della tragica vicenda.

Molti i luoghi della Memoria: il giardino della Solidarietà, sul sagrato della Chiesa Monumentale, il Museo Pietre Vive del Vajont, il Museo Longarone Vajont Attimi di Storia e infine il Cimitero Monumentale di Fortogna, realizzato subito dopo il disastro e che ospita attualmente 1910 lapidi bianche, simboli delle innumerevoli vittime.

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La chiesa di Longarone costruita dopo il disastro del Vajont
Tutta l'imponenza della diga del Vajont

Vajont

Tutta l'imponenza della diga del Vajont

Longarone, comune che sorge alle porte del Cadore e al confine con il Friuli Venezia Giulia, è un territorio sfortunatamente noto per la tragedia che lo colpì il 9 ottobre 1963, quando una frana staccatasi dal Monte Toc si riversò sul bacino artificiale arginato dalla Diga del Vajont, dando luogo a una violenta onda che spazzò via l’intero paese e alcune aree circostanti. Una catastrofe che vide circa 2000 vittime, con un paese completamente distrutto e sotterrato dal fango.

Ciò che rimane oggi di questa tremenda vicenda è l’impressionante diga, collocata al confine con la provincia di Pordenone, ancora intatta e funzionante, creata in maniera impeccabile dall’uomo avido di ricchezza, noncurante delle problematiche geologiche del luogo. La maestosa diga, che raggiunge l’altezza totale di 261,60 m, è tra le più alte al mondo e costituisce oggi un’opera museale, un reperto storico simbolo di quelle vicende.
Edificata tra il 1957 e il 1959 nella valle dove scorre il torrente Vajont, caratterizzata da una gola profonda che ricorda un canyon, la diga doveva avere la finalità di arginare le acque dei torrenti Piave, Maè e Boite, per favorire la produzione di energia tramite piccole centrali idroelettriche.

Dal 2007 il coronamento, della lunghezza di circa 190 m, è stato aperto al pubblico consentendo il camminamento sopra la diga. Numerose le visite e le escursioni guidate che permettono di conoscere i luoghi del disastro e le iniziative organizzate per la commemorazione della vittime della tragica vicenda.

Molti i luoghi della Memoria: il giardino della Solidarietà, sul sagrato della Chiesa Monumentale, il Museo Pietre Vive del Vajont, il Museo Longarone Vajont Attimi di Storia e infine il Cimitero Monumentale di Fortogna, realizzato subito dopo il disastro e che ospita attualmente 1910 lapidi bianche, simboli delle innumerevoli vittime.



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