APT Dolomiti Itinerari culturali e religiosi

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La Fusinèla di Pralongo
Difficoltà: nessuna
Quota massima: 980 m
Comune: Forno di Zoldo
Provincia: BL

Percorso

All'interno si trovano le quattro forge con accanto le " zoche" (i ceppi sui quali poggiava l'incudine con il "fitòr"), e gli attrezzi usati per la fabbricazione dei chiodi.

Pralongo, frazione di Forno. Oltrepassato il centro di Forno, in direzione Zoldo Alto, bivio sulla sinistra, proseguire per circa 1 km.

Notizie utili
E' l'unica originale ancora ben conservata in tutta la valle, e sul greto del torrente Mausia. E' stata inugurata nel 1998, durante la festa della montagna.
Fusinèla viene chiamata in dialetto l'officina in cui veniva lavorato il ferro per ricavarne chiodi di ogni genere e attrezzi da lavoro. Alla fine del secolo scorso queste fucine erano ancora disseminate per tutta la valle lungo i corsi del Maè e dei suoi affluenti, ma furono distrutte da una grande alluvione, nella notte tra il 29 e il 30 agosto del 1890. Il Maè raggiunse allora livelli mai visti, e portò via strade, ponti, forni e abitazioni, causando 23 vittime e lasciando 150 senza tetto. Cosí racconta don Arcangelo Gregori, parroco di Goima, nella traduzione dal latino di don Floriano Pellegrini: Erano le ore 11, quando venne addosso agli abitanti di questa valle, tranquillamente riposanti, una terribile procella ... i fulmini erano continui. Il giro delle nubi era vorticoso. Non gocce scendevano, ma cordicelle di acqua, frequentemente interrotte da grandine i cui grani, appena scesi a terra, si univano insieme a formare una lastra di ghiaccio. I tuoni non lasciavano sentire il suono delle campane. Il fragore era immenso e sembrava annunciare l'ultima rovina. Cessò finalmente la procella, che, rinnovata altre due volte, sempre meno forte, tenne le gente in grave timore fino alle due". Don Emesto Ampezzan nella Storia zoldana, riferisce un episodio che sembra preannunciare il disastro: il 29 agosto Giobatta Majer di Chiesa, venendo da Dont carico di pane, incontrò un mendicante che gli riferiva che la sua preghiera era stata disprezzata dalla gente di un palazzo laggiù" e concludeva: "vedrete, vedrete, buon uomo, cosa succederà fra poco!". Il mendicante rimase incolume nella stalla in cui si era rifugiato, a Gavaz, che quella notte franò schiacciando tutti gli animali che vi erano rinchiusi".
Le acque ebbero modo di accanirsi particolarmente su quelle costruzioni per le quali, come rileva il Cuccagna, "... forte imperativo di localizzazione era la vicinanza dell'acqua corrente". Le fusinèle si tro-vavano infatti sempre vicino a un corso d'acqua, che sfruttavano per azionare il maglio e produrre l'aria per alimentare le forge. Per mezzo di un canale, nel primo tratto scavato nel terreno e poi aereo,costruito con assi di legno, si deviava una parte dell'acqua del torrente, che su uno scivolo molto ripido finiva sulle pale della ruota all'estremo della costruzione. La ruota era solidale con un grosso albero di legno, che all'interno della fusinèla, tramite quattro pale di ferro, azionava il maglio. Questo era costituito da un tronco lungo 3-4 m, che fungeva da manico, e dal battente, di peso variabile da 25 la 50 kg e anche più (sul greto del Maè, dopo l'alluvione del 1966, ne è stato ritrovato uno dei peso di 208 kg, visibile presso le officine Lazzaris, sotto il ponte di S. Antonio a Forno). Sotto il maglio si trovava l'incudine, conficcata nel terreno, con i fitòr di acciaio sui quali si battevano i chiodi. Con i magli più grossi si ottenevano lingotti spessi, che poi venivano ridotti a verghe sottili per mezzo dei magli più piccoli.
L'acqua non serviva solo ad azionare il maglio, ma anche a produrre l'aria che alimentava il fuoco delle forge, grazie a un dispositivo molto ingegnoso. Parte dell'acqua condotta nelle canaline veniva deviata in canali minori, e attraverso strette conduttore di legno fatta precipitare con veemenza in una o più botti (le tine), sul fondo delle quali si ponevano sassi piatti e leggermente convessi. Battendo su questi, l'acqua provocava un risucchio d'aria che usciva dalla parte superiore della botte e, sempre per mezzo di canaline di legno, veniva convogliata nei mantici delle forge, accanto alle quali si trovavano le incudini dove le verghe di ferro venivano battute.

Attrezzatura e preparazione necessaria
nessuna

Periodi consigliati
Sempre

A chi rivolgersi prima di partire
Municipio Forno di Zoldo

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