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Alta via delle creste
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| Difficoltà: |
media |
| Quota massima: |
2565 m Portavescovo |
| Comune: |
Livinallongo |
| Provincia: |
BL |
Percorso Dal passo Pordoi all'abitato di Laste - Rocca Pietore. Sentieri C.A.I. n.601-636 Il sentiero percorre interamente la dorsale del sottogruppo del Padon dal Pordou a Rocca Pietore. Questa catena di origine vulcanica divide il versante sud del Sella dal versante nord della Marmolada e fa da spartiacque fra le province di Belluno e di Trento. A est sta a cavallo della Val Pettorina e della Val da Fodom fino al Pordou, a ovest dell'Alta Val di Fassa. Qui correva la seconda linea austriaca durante la Prima Guerra Mondiale. Lungo tutto il percorso sono frequenti baraccamenti, gallerie, fortificazioni e trincee. Data la lunghezza è percorribile in due intere giornate di buon cammino. Il Bivacco E. Bontadini, posto a metà percorso, è stato appositamente costruito per facilitare gli escursionisti che si cimentano su questo straordinario itinerario d'alta quota (vedi ca-pitolo Rifugi e punti d'appoggio). Il percorso è ben segnato e a tratti attrezzato con corda metallica: tranne per la Ferrata delle Trincee - che è parte integrante dell'escursione - le difficoltà di carattere alpinistico non sono elevate, tuttavia consigliamo l'itinerario a persone esperte e ben allenate che non soffrano di vertigini. Suggeriamo anche di valutare con particolare cura la possibilità di temporali, in quanto il tracciato di cresta espone gli escursionisti al rischio di fulmini. Dal Pordou, all'altezza della Casa Alpina s'imbocca il sentiero n.601; si supera la cappelletta e si procede sotto il Sas Becè fino al Còl de Cuch (m. 2558). Poco più avanti si lascia il 601 e si procede sul Teriòl de le Creste n.636 che s'inerpica sul versante sino alla cresta. Vari saliscendi lungo il crinale conducono alla base del Sas Ciapel. Si può salire la rampa che conduce al pianoro, dal quale si gode un grandioso panorama. Poiché gli altri versanti del Sas Ciapel cadono a picco si ripercorre il sentiero a ritroso. L'itinerario prosegue fino a raggiungere la Forcella della Mésola, da qui il tracciato si sposta sul versante N della cresta, percorrendo una comoda mulattiera militare che serviva di collegamento tra fondovalle e fortificazioni in quota. Si passa nel luogo dove sorgevano le baracche adibite a cucine e magazzini, per salire a serpentina fin sotto due caratteristiche guglie poste sulla cresta, le Fòrfesc (m. 2585). Il sentiero segue nuovamente la linea di cresta fin sulla vetta del Belvedere (in. 2648). Si discende poi brevemente a Porta Vescovo dove troviamo la stazione di arrivo della funivia. Da qui, sempre in direzione E, un evidente sentiero si inerpica fino alla base della parete 0 dei Bec de Mesdì (m. 2727) dove è situato l'attacco della Ferrata delle Trincee (it.8). L'escursionista che volesse evitare l'impegnativo percorso attrezzato potrà seguire il sempre evidente sentiero che taglia le pendici meridionali dei Bec de Mesdì e raggiungere senza difficoltà particolari la forcella sull'altopiano di Ornela dove termina la ferrata. Si prosegue, sempre in cresta, al di sopra delle gallerie per abbassarsi di circa un centinaio di metri fino ad incontrare alcuni tratti attrezzati con corde metalliche, indi si giunge su un piccolo spiazzo vicino ad un torrione accanto al quale svetta un monolito che i locali chiamano El Gòbo. Ci si abbassa di pochi metri alla propria sinistra per entrare in una galleria scavata all'interno del torrione e suddivisa in tre stanzoni; poco dopo si entra in una seconda galleria. Un comodo sentiero su cengia e, successivamente, una corda metallica conducono, lungo il fianco S della Mésola facile ma esposto, all'imboccatura dell'ultima galleria, lunga circa m.300 con percorso leggermente tortuoso e non sempre piano; alcune aperture consentono alla luce di illuminare debolmente i vari cunicoli di cui la galleria è composta; in alcuni punti la volta è piuttosto bassa e si rischia di urtarla con il capo. L'uscita della galleria è situata a pochi metri dal Bivacco Ernesto Bontadini (m.2550), luogo in cui termina il primo giorno di escursione. Chi non fosse attrezzato di sacco a pelo per trascorrere la notte nel bivacco può brevemente raggiungere il Rif. Passo Padon oppure il Rifugio de Fedaia (in quest'ultimo caso si perdono circa 493 metri di quota che il giorno successivo, volendo continuare l'itinerario, bisogna riguadagnare). Dal bivacco, in circa 15 minuti, si può raggiungere la cima della Mésola, passando accanto a numerosi resti di postazioni e osservatori. Il secondo giorno si scendono i gradini appena sotto il bivacco a E e i tornanti che portano al Jou de Padon; si prosegue sul versante S dei Monte Padon (m. 25 10), di cui in breve si può raggiungere la cima. Ridiscesi sul sentiero si attraversano ameni pascoli in direzione delle Crépe Rosse fino ad incrociare il sentiero n.635 (it.6). Il sentiero si mantiene sul versante settentrionale del Sas de Roi e percorre poi la stretta cresta delle Agnereze per giungere sulla vetta del Monte Migon (m. 2384, croce in metallo). Da qui ha inizio la lunga e ripida discesa fino al fondovalle: ci si abbassa sul versante SE e si giunge sulla Pala di Mezzo da dove il sentiero, ora a serpentina in direzione E, incontra il Ru de Viel. Più avanti si incontra la strada carrareccia che sale da Laste; al primo incrocio prendere a destra, per passare poi sotto alcuni torrioni di roccia denominati Sas de Murada: in epoca medievale vi era stato costruito sulla cima un castello che però fu quasi subito distrutto. Attualmente queste falesie sono sfruttate dai free-climbers come luogo di arrampicata, grazie anche alla facilità di accedervi. Sempre seguendo la carrareccia si giunge alla località Ronch, ove termina l'itinerario.
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Notizie utili Tutto il giro è abbastanza lungo, c'è la possibilità di pernottare al bivacco "Bontadini" in località La Mesola.
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Attrezzatura e preparazione necessaria Attrezzatura da montagna - per fare tutto il percorso ci vuole un buon allenamento
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Periodi consigliati estate - autunno
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A chi rivolgersi prima di partire IAT Arabba - Tel. 0436.79130
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