APT Dolomiti Escursioni medio-difficili

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Itinerario in 6 tappe fra le Dolomiti di Zoldo
Difficoltà: media
Quota massima: 2300 m Forcella delle Crepe
Comune: Forno di Zoldo - Zoldo Alto - Zoppè di Cadore
Provincia: BL

Percorso
1. tappa: il gruppo del Mezzodì
(Dislivello in salita: m 1150: disli-vello in discesa: m 370; tempo di percorrenza: ore 4,30-5).
E' un percorso faticoso ma molto appagante: più di mille metri di dislivello da superare, ma è una fatica che val la pena di affrontare. Punto di partenza è il ponte delle Boccole, due chilometri a valle di Forno di Zoldo, sulla statale 251 che porta a Longarone, in corrispondenza di una galleria. Passato il torrente Maè (a sinistra camping e ristorante L'Insonnia), si gira a destra attraversando una cava di ghiaia e aggirando una centrale elettrica. Qui si prende un sentiero che sale per un breve tratto accanto a suggestive cascate, fino a raggiungere un sentiero più marcato che attraversa il Ru di Doa e prosegue a mezza costa nel bosco. Arrivati alla casera di Col Marsàng (m 1.290), si risale il vallone roccioso della Val del Lugàn fino alla dorsale del Col Pelòs e alla forcella omonima (m 1.800, ore 3-3,30), dove parte un sentiero che taglia le pendici degli Spiz di Mezzodì, colorate da splendide fioriture di garofanini e stelle alpine, e, correndo sopra le ghiaie della frana della Val di Doa, che ha ostruito la valle nel secolo scorso, raggiunge il promontorio del Belvedere (m 1.964). Da questo pulpito naturale, con un colpo d'occhio, si abbraccia l'intera vallata: partendo da sinistra, si vede prima la romantica Val Prampér che separa gli Spiz di Mezzodì dal gruppo del Tàmer-S. Sebastiano, poi la lunga catena del Monte Moiazza e del monte Civetta, e di fronte il maestoso e solitario monte Pelmo, a destra, invece, si riconoscono i più bassi crinali del Col Dur e del monte Rite, oltre i quali svettano i monti del Cadore (l'Antelao e il Sorapis) e infine, quasi alle spalle, si leva il gruppo dello Sfornioi-Bosconero. Si scende quindi verso sinistra, in direzione sud-ovest, lungo un canalino roccioso attrezzato con funi metalliche, e per una larga cengia si arriva fino alle ghiaie del Giaròn dantre i Spiz su cui incombono alte e frastagliate torri rocciose. Da qui in breve si raggiunge il pianoro del Casél Sora 'l Sass, un piccolo rifugio molto ospitale, dedicato a Giovanni Angelini (m 1.588. ore 4,30-5), punto d'arrivo della tappa. Il passaggio attrezzato nel canalino, breve e non difficile, si può evitare prendendo, dal Belvedere, il sentiero che scende sulla destra verso nord e aggira alla base lo sperone roccioso.

2. tappa: il gruppo del Tàmer-S. Sebastiano
(Dislivello in salita: m 750: dislivello in discesa: m 750; tempo di percorrenza: ore 5,30-6).
Dal rifugio Angelini si scende rapidamente nella Val Prampér, con due percorsi alternativi che raggiungono la rotabile chiusa al traffico automobilistico che corre in fondo alla valle. La prima via, più breve, segue un sentiero pressoché pianeggiante, indicato col numero 534, che porta all'estremità meridionale dell'altipiano; da qui scende molto rapidamente in un profondo canalone con salti rocciosi attrezzati con funi metalliche, e quindi, attraverso ghiaioni, raggiunge in poco meno di un'ora il fondovalle in corrispondenza del Giaròn de la Fopa (m 1210).
Abbarbicati alle pareti crescono stupendi fiori di raponzolo di roccia e lungo il canalino è possibile incontrare il picchio muraiolo. Chi vuole evitare il tratto attrezzato può prendere invece il sentiero più facile che scende verso nord-ovest, e raggiungere la Val Prampér molto più a valle, a circa 980 metri di quota. Da qui bisogna risalire.
Si segue poi la rotabile fino all'inizio del Pian dei Palùi (m 1.480), dove parte verso destra la variante zoldana dell'Alta Via delle Dolomiti n. 1 (segnavia 536), che taglia sul versante zoldano tutto il gruppo del Tàmer e del S. Sebastiano, fino al passo Duràn. Camminando prima nel bosco, poi tra massi mughi, si superano le pareti verticali del Petorgnon, per un ripido e faciIe canaIe, e si arriva al Col de Mechiel (m 1.491), si risale un ripido costone e si arriva in quota fino alla Baita Angelini (m 1.680), poco sotto le sorgenti de l'Aiva de i Scarselòin. In caso di maltempo si può pernottare nel bivacco, collocato in una posizione meravigliosa. Quassù è facile avvistare l'aquila in volo e, soprattutto all'alba o al tramonto, può anche capitare di vedere i camosci.
Con continui saliscendi tra i mughi si arriva infine quasi in quota al passo Duràn (m 1601).

3. tappa: il gruppo Moiazza-Civetta
(Dislivello in salita: m 1000; dislivello in discesa: m 450; tempo di percorrenza: ore 6-6,30).
Dal passo Duràn, seguendo il sentiero 578, si attraversa verso nord un pascolo aperto, in parte paludoso, si supera un costone e si scende tra i pini mughi per poi risalire fino a un canalone ghiaioso, il Livinàl del Bus. Da qui, risalendo faticosamente, si arriva al Vant della Moiazza, dove si trova il bivacco Grisetti (m 2050), e quindi, per il sentiero Angelini, si raggiunge la forcella delle Crèpe di Moiazzetta (m 2.300, ore 3,30-4) e si scende nel Vant della Moiazzetta della Grava.
Il sentiero Angelini, paesaggisticamente bellissimo, attraversa ambienti di notevole interesse naturalistico (solchi glaciali, distese fiorite di nigritelle e stelle alpine), ma richiede una certa attenzione nel risalire e scendere le Crèpe di Moiazzetta. Chi volesse evitare queste pur ridottissime difficoltà, dal passo Duràn deve scendere per la statale 347 fino a Chiesa e, appena dopo il ponte sul torrente Moiazza, prendere la carrareccia che sale alla casera della Grava e, per la forcella della Grava., al Vant delle Sasse. Il percorso si allunga in questo modo di circa un'ora. L'itinerario si innesta sul sentiero Tivàn (numero 557) che rasenta le imponenti pareti del massiccio della Civetta, mille metri di rocce che si costeggiano alla base camminando sui ghiaioni punteggiati di papaveri gialli. Oltre la valle, dove le ultime cime del gruppo si spengono in verdi pascoli, si intravede la mole della Marmolada.
La tappa si conclude al rifugio Sonino al Coldai (m 2132). Val la pena, però, di fare una deviazione di 20 minuti per raggiungere il laghetto Coldai, dal cui ciglio si ha una vista di scorcio sulla famosa bastionata nord della Civetta (mille metri di pareti verticali note agli alpinisti di tutto il mondo) e sul lago di Alleghe, mille metri più sotto, quasi a picco.

4. tappa: il Pelmo
(Dislivello in salita: 300 m, dislivello in discesa: 500 m; tempo di percorrenza: ore 4).
Questa tappa, di tutto riposo, permette di apprezzare appieno le dolci ondulazioni di pascoli e pini mughi che si susseguono sotto il grandioso e solitario castello del monte Pelmo e del Pelmetto. Dal rifugio Sonino si scende in mezz'ora a Malga Pioda (m 1892). Di mattino presto, si possono vedere spuntare diverse marmotte tra i sassi. Si supera la dorsale a nord (segnavia 561) e si raggiunge la casera del Vescovà, da dove, percorrendo una comoda strada tra splendidi boschi di abeti e larici, si sbuca sulla statale 251 appena sotto Forcella Staulanza (m 1715, ore 1,30). Dal valico si sale in direzione sud fino a raggiungere l'Alta Via n.1 che proviene dal rifugio Città di Fiume (segnavia 472) e seguendola si costeggia tutto il Pelmetto e poi la parete sud del Pelmo, camminando sempre in quota, in un paesaggio solare e aperto, fin sotto la Dambra. Poco sopra i boschi di Forcella Staulanza un cartello indica la deviazione che in 10 minuti porta al grande masso dove sono rimaste impresse alcune orme di dinosauri scoperte una decina di anni fa. Dai pascoli dei Lach, sotto la Dambra, si scende su un terreno di detriti rocciosi per poi risalire i pascoli di Rutorto, in vista del rifugio Alba Maria de Luca, o rifugio Venezia (m 1946), dove si conclude la tappa.

5. tappa: Il Col Dur e il monte Rite
(Dislivello in salita: 470 m, dislivello in discesa: 900 m; tempo di percorrenza: ore 5).
Boschi e pascoli aperti caratterizzano anche questo quinto tratto dell'Anello Zoldano, che meriterebbe di essere percorso in giugno e luglio per poter ammirare le rigogliose fioriture che ricoprono i prati. Dal rifugio de Luca, attraverso i campi di Rutorto, si raggiunge la vecchia strada militare che costeggia i versanti meridionali del monte Penna e raggiunge Zoppé di Cadore. Poco prima del paese, in corrispondenza di un crocefisso, si volta decisamente a sinistra verso Forcella Ciandolada (segnavia 456), seguendo una comoda carrareccia che porta al rifugio Talamini (m 1582, 2 ore dalla partenza).
Dal rifugio prosegue un sentiero che risale i fianchi settentrionali del Col Dur, regno incontrastato dei cervi, raggiunge la Forcella di Val Inferna (m 1784, ore 3) e poi, per i fianchi del Col Alto, arriva a Forcella Deona (m 2055, ore 3,45), dove si incontra la strada militare che dalla Forcella Cibiana porta ai possenti resti del forte del monte Rite, costruito sulla cima prima della guerra 1915-'18 e raggiungibile in pochi minuti. Da quassù si ha una vista meravigliosa sulla vallata del Cadore, fino oltre Cortina. Scendendo per la strada in un'ora si arriva a Forcella Cibiana (m 1530).

6. tappa: il gruppo Sforníoi-Bosconero
(Dislivello in salita: 500 m; dislivello in discesa: 1200 m; tempo di percorrenza: ore 5-5,30).
Quest'ultima tappa riporta in un ambiente di vera montagna. Dal passo Cibiana si imbocca una comoda carrareccia in mezzo ad aperti prati e baite, e la si abbandona subito per girare a sinistra lungo una strada forestale che si inoltra nel bosco (Alta Via n. 3, segnavig 483). Si prosegue poi sul sentiero, tenendosi a destra, passando in mezzo a radi boschi sopra la casera di Copada, fino a un altipiano, a 1850 metri di quota. L'itinerario continua a destra. Si risale il pendio che porta in Forcella Ciavazòle, da cui si gode una stupenda vista sul gruppo Sfornioi-Bosconero. Nel vallone è facile riconoscere qualche capriolo, ma può anche e capitare di avvistare cervi e camosci. Si scende fino in fondo al ripido ghiaione, non pericoloso e quindi ancora sui detriti di ghiaie, per poi riportarsi nel bosco e raggiungere in breve il rifugio Caséra di Bosconero (m 1457, ore 3,30) dove è d'obbligo.una sosta per gustare l'ottima cucina.
Da qui si continua a scendere per il bel sentiero nel bosco a un pianoro, il Pian dei Mugòn (m 1060), indicato con un cartello. Qui si lascia il sentiero che porta in pochi minuti al parcheggio sulla statale 251, per prendere a destra la deviazione che porta alla casera del Mugòn (segnavia 490a) e, sempre in quota in mezzo a un bosco, dove in giugno fioriscono numerosi esemplari di pianelle della Madonna, ciclamini e mughetti, continua sopra il bacino artificiale di S. Giovanni fino all'incrocio tra la statale 251 e la 347; da qui in pochi minuti si può tornare al punto di partenza dell'Anello Zoldano.

Notizie utili
Itinerario sempre evidente.Dislivello totale circa 4300 m / varia dai 300 m ai 1200 m.

Attrezzatura e preparazione necessaria
Non serve attrezzatura particolare, importanti scarponcini da montagna ed indumenti adatti anche in previsione di repentini mutamenti metereologici.

Periodi consigliati
Maggio - ottobre

A chi rivolgersi prima di partire
CAI Val di Zoldo

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