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PURA DOLOMITE

Descrizione
Ma le dolomiti cosa sono? Scriveva Dino Buzzati in un suo volume nel 1956 “… architetture sublimi che alzano le loro colonne per centinaia e centinaia di metri, quelle rupi conservano la loro solitudine. Vi passano soltanto le nubi. I pittori continuano a fermarsi sotto, con il cavalletto ed i pennelli, cercando inutilmente di riprodurre quella perfetta opera d’arte”.

Un’opera d’arte talmente importante che la Provincia di Belluno, unitamente alle altre province dolomitiche (Trento, Bolzano, Udine e Pordenone) ha candidato le Dolomiti a Patrimonio Naturale dell’Umanità, iscrivendole nella World Heritage List. Un bene prezioso e fragile allo stesso tempo, che ha una storia lunga 250 milioni di anni. Una storia che affascina non solo i geologi, ma chiunque si trovi di fronte a questi monumenti naturali unici al mondo. Nel periodo Triassico, in un paesaggio simile a quello odierno delle Bahamas, iniziò la loro formazione attraverso la crescita di scogliere coralline e il deposito di sedimenti. Circa 40-50 milioni di anni fa, le rocce formatesi in precedenza iniziarono ad emergere dal mare (orogenesi alpina) originando così le Dolomiti. L’aspetto che oggi hanno le Dolomiti è, però, il risultato di altre forze della natura, dovute all’acqua, ai ghiacciai, alle frane, al gelo e al disgelo che hanno scolpito e eroso le rocce negli ultimi 2 milioni di anni. Alcune delle Dolomiti bellunesi più famose come le Tofane, il Cristallo, le Cinque Torri, il Pelmo e anche le Tre Cime di Lavaredo, che non si sono originate da scogliere coralline, ma da sedimenti depositatisi in piane fangose, conservano le tracce degli abitatori di quel periodo: fossili di spugne, coralli, ricci di mare e molluschi. Ma anche i primi dinosauri apparsi sulla Terra hanno lasciato le loro impronte sulle dolomie del Pelmo e delle Tre Cime di Lavaredo.

Il masso del Pelmetto, una propaggine del Monte Pelmo, sul quale si trovano le orme dei dinosauri, può essere visitato attraverso un facile sentiero che parte da Forcella Staulanza (1.773 m, nei pressi anche interessanti biotopi umidi). Si imbocca il sentiero CAI 472 che conduce al Rifugio Venezia, costeggiando i versanti meridionali del Pelmo. Dopo mezz’ora di cammino si abbandona il sentiero principale e si procede su un sentiero secondario che punta verso la base del Pelmetto. In breve si raggiunge un grosso masso (2.050 m) precipitato dalle pareti sovrastanti, molto evidente in quanto presenta una faccia verticale e levigata. Su questa superficie sono impresse un centinaio di orme di tre specie di dinosauri carnivori ed erbivori. Erano animali di poche decine di chili che frequentavano questa zona per cacciare le prede o per brucare le alghe.


l'itinerario
Percorso: Forcella Staulanza, sentiero CAI 472, base Monte Pelmetto
Tempo di percorrenza: 1 ora
Con che mezzo: a piedi
Dislivello: 277 m
Periodo consigliato: da luglio a settembre

in alternativa
È possibile parlare di un Jurassic Park nelle Dolomiti? Forse sì, se consideriamo che anche nelle Tre Cime di Lavaredo, su un blocco di Dolomia Principale, è possibile osservare due impronte di un dinosauro carnivoro bipede, piuttosto grande, appartenente al gruppo dei ceratosauri. Il masso è collocato lungo il sentiero che dal Rifugio Auronzo porta al Rifugio Lavaredo, poche centinaia di metri prima della cappella degli alpini, raggiungibile in circa 15 minuti. Al Rifugio Auronzo si può giungere da Misurina in auto percorrendo la strada a pagamento che consente anche il parcheggio nei pressi del rifugio. Dopo il masso con le impronte è possibile proseguire l’escursione, lungo un percorso fra i più classici e frequentati delle Dolomiti, che su sentieri agevoli gira ad anello intorno alle Tre Cime di Lavaredo.

curiosando
Per quanto riguarda il nome Dolomiti, bisogna distinguere il minerale (dolomite) che è un carbonato doppio di calcio e magnesio, la roccia che lo contiene (la Dolomite) e le montagne (le Dolomiti). Tutto questo deriva dal cognome del marchese francese Déodat de Dolomieu (1750 – 1801) che per primo raccolse in sud Tirolo dei campioni di roccia che furono in seguito identificati da Nicolas Théodore de Saussure.

Informazioni

Museo Paleontologico "Rinaldo Zardini"
c/o Alexander Girardi Hall - Cortina d’Ampezzo
Tel. +39 0436 2206
www.musei.regole.it
museo@regole.it  

Museo di Storia Naturale "Maestra Olimpia Perini"
c/o Pro Loco, via Roma, 80 - Borca di Cadore
Tel. +39 0435 482015

Sede distaccata del Museo Civico di Storia Naturale "Bellona" di Montebelluna,
c/o Centro Giovanile Col della Croce
Loc. Schievenin - Quero
Tel. +39 0439 787533

Museo Ecologico "G. Zanardo"
CFS Comando Stazione
Pian Cansiglio - Tambre d’Alpago
Tel. +39 0438 585301

Museo "Vittorino Cazzetta"
Via 4 Novembre, 51 - Selva di Cadore
Tel. +39 0437 521068
museo@valfiorentina.it

Museo Mineralogico I.T.I.M. "Umberto Follador"
Via V maggio, 16 - Agordo
Tel. +39 0437 62015

Museo di Storia Naturale
Viale Manzoni, 215 - Chies d’Alpago
Tel. +39 0437 470309


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