FORESTE
Le foreste sono un po’ l’anima di queste montagne, un cuore verde ricco di risorse che i montanari hanno sempre gestito e sfruttato per poter vivere. Oltre agli aspetti estetici del paesaggio forestale anche il viaggiatore più distratto potrà cogliere come, nelle Dolomiti bellunesi, i boschi e le foreste siano molto diversificati soprattutto in relazione all’altitudine. Si passa dal clima submediterraneo della fascia collinare soleggiata della parte meridionale della provincia, dove vivono il castagno e la quercia, alle faggete della fascia montana, fino ai maestosi boschi di conifere del Cadore e del Comelico.
Ogni foresta è un luogo pieno di vita, di luci, melodie e rumori, anche se sembra che predomini il silenzio. Ciò che consigliamo è di entrare nelle foreste e di rimanervi il più a lungo possibile per coglierne ogni piccola- essenza.
Oppure vagare in silenzio alla ricerca dei suoni che emettono gli abeti, come faceva Cesarino Tabacchi, l’ultimo liutaio del Cadore custode delle antiche tecniche della scuola cremonese.
Fra le numerose foreste delle Dolomiti bellunesi che meritano una visita si segnalano: la foresta di faggio, a tratti mista con abete bianco, del Cansiglio [1] in Alpago; la foresta di peccio e/o abete bianco di Somadida [2] ad Auronzo; la foresta di larice di Mietres e Larieto [3], uno dei più bei boschi delle Regole d’Ampezzo; il bosco di cembro a Lerosa [4], alla base delle pareti meridionali della Croda Rossa nei pressi di Cortina d’Ampezzo; la foresta di abete bianco, con olmi, aceri e tigli, nella Val del Grisol [5] e quella di Cajada [6], entrambe nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi; le pinete wilderness della Val Montina [7]; la foresta mista (faggio, abete bianco, abete rosso, larice) di Agnei [8] a Lamon nel Feltrino e gli alno-frassineti della Valle di San Lucano [9] nell’Agordino.
Fra le possibili mete la foresta del Cansiglio offre numerosi percorsi naturalistici alla portata di tutti; quello proposto parte dall’abitato di Campon, uno dei sei villaggi cimbri presenti nella foresta. L’escursione ha inizio lungo la strada forestale che da qui conduce alla località Palughetto. Il luogo si caratterizza per la presenza di una torbiera dove recentemente sono stati eseguiti scavi archeologici e ricerche sui pollini contenuti nel fango depositatisi in migliaia di anni. Dal Palughetto si prosegue sul sentiero E1. In discesa si attraversa uno dei boschi misti più interessanti e vari della foresta: abeti rossi, grandi abeti bianchi e faggi. In circa 45 minuti si arriva alla chiesetta della Madonna del Runal, meta di una affollata processione che si svolge l’8 di settembre, dove si gode uno splendido panorama sulle cime dell’Alpago, sulla Valbelluna e sulle Dolomiti bellunesi. Si segue il sentiero E1 sulla sinistra, riprendendo a salire lungo i bordi della foresta. Dopo circa 30-40 minuti si incontra la strada del Taffarel, una strada forestale che in breve riporta al Palughetto e poi al Campon.
Tempo di percorrenza: 3.30 ore
Con che mezzo: a piedi
Dislivello: 300 m
Periodo consigliato: da giugno a ottobre
Un ambiente dove, esaurita da decenni l’attività silvo pastorale, la natura ha ripreso il sopravvento e le alterazioni indotte dall’uomo stanno pian piano scomparendo. Il parere degli esperti è che si trovi in uno stadio non molto dissimile da quello del tardo Mesolitico (8.000 – 5.000 anni fa).




