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DAL LEGNO NEL LEGNO

Descrizione
Fino alla prima metà del Novecento quasi ogni famiglia realizzava in legno gli strumenti necessari alle attività quotidiane. Ognuno provvedeva tendenzialmente da sé a costruire l’attrezzatura necessaria per il lavoro, dalle slitte agli altri utensili, ma anche mobili in legno povero, serramenti e poggioli (i pioi). Una tradizione artigiana, quella del legno, vivissima ancor’oggi anche nel campo artistico. In occasione della festa patronale di Belluno, nella settimana precedente a San Martino (11 novembre), è possibile assistere dal vivo alla creazione di statue in legno lungo le vie della città, dove operano molti scultori (Ex Tempore). 

Fino agli anni Cinquanta, in provincia erano presenti molte produzioni specifiche: si pensi al Cansiglio, dove venivano fabbricate scatole, setacci e stampi da formaggio, a Tambre e Piaia d’Alpago, famose per i giocattoli lignei, o ancora a due importanti maestranze locali specializzate nella realizzazione di cesti e seggiole.

Gli artigiani che confezionavano cesti erano insediati principalmente a Rasai di Seren del Grappa, dove tra le due guerre lavoravano addirittura fino a trecento cestai.

Per costruire questo utilissimo strumento del lavoro quotidiano, venivano utilizzati i rami flessibili del salicone, pelati e venduti in fasci dai contadini, che l’abile artigiano intrecciava partendo dal fondo rafforzato con assicelle di nocciolo disposte a raggiera. Sempre di nocciolo, o castagno, erano l’intelaiatura e il manico, scaldato e curvato. La cesta veniva solitamente usata singola o in coppia: in questo caso i due contenitori erano appesi a un bilanciere portato a spalla e di fatto servivano per tutto! Per la biancheria da portare alla fontana, per i cibi, per i crostoli appena fritti, per le sementi, le patate o le uova, per il letame, le foglie o il fieno. Nel trasporto per brevi tragitti, erano invece impiegate le brinthie, di forma cilindrica e dall’intreccio largo. 

Passando dal Feltrino all’Agordino, si trova un’altra importante forma di artigianato che ha caratterizzato l’attività, l’emigrazione e la vita di molte famiglie di Gosaldo e Rivamonte: la produzione di sedie. I seggiolai (careghete) emigrarono in molte zone dell’Italia settentrionale e in Francia. Erano sempre accompagnati da uno o più ragazzi giovani (gaburi), portavano sulle spalle la crath, una specie di telaio su cui trovavano posto gli attrezzi e qualche fascio di paglia (lopa) e realizzavano diversi tipi di sedie impagliate. [E.F.]


in alternativa
Uno scalpello, una sgorbia e un po’ di creatività. Questi e pochi altri gli ingredienti che trasformano i cippi di legno, i rami contorti, le radici generose in sculture lignee. A San Gregorio nelle Alpi è stato recentemente allestito uno spazio dove trovano posto le espressioni artistiche di scultori bellunesi, ma non solo. Si tratta del Museo delle Zoche (espressione dialettale che indica dei pezzi di legno, solitamente le radici dell’albero e la parte del tronco appena sotto il taglio del fusto).

curiosando
Una particolarità del lavoro dei seggiolai era il gergo (scabelamént) che permetteva agli artigiani di non farsi capire nei luoghi di emigrazione. Oggi questa lingua segreta di mestiere si sta perdendo. È curioso sapere come l’acqua fosse chiamata mis, proprio come il nome del fiume in fondo alla valle o come il fuoco fosse chiamato matharól come il folletto dispettoso vestito di rosso che percorreva i boschi dell’Agordino.

Informazioni
Museo dei careghete
Via Tos, 4 – Rivamonte Agordino
Tel. +39 347 7827389

Museo Etnografico Cimbri del Cansiglio “E. Servadei” 
Loc. Pian Osteria - Tambre d’Alpago
Tel. +39 0437 472095 - Ass. Culturale Cimbri del Cansiglio
Tel. +39 0438 581757 - Veneto Agricoltura

Museo delle Zoche (Sculture di legno)
Via dell’Emigrante 19/b - San Gregorio nelle Alpi
Tel. +39 0437 800018

Links
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"Progetto per lo sviluppo transfrontaliero di promozione turistica Provincia di Belluno - Tirolo" Cod. VEN 222068.