SUL FILO AZZURRO
Descrizione
Uniti da uno stretto legame, legno ed acqua hanno costituito un binomio inscindibile nel quadro dell’economia bellunese. Le foreste svettanti dell’alta provincia fornivano alla Repubblica di Venezia il legname, che arrivava a destinazione sfruttando essenzialmente il corso del Piave; il trasporto fluviale rivestì un ruolo fondamentale almeno fino al 1915, quando arrivò la ferrovia. Lungo la tratta iniziale del fiume (che nasce dal Monte Peralba, Sappada) i tronchi sciolti venivano avvallati dai menadàs, che accompagnavano il legname lungo le valli, fino a Perarolo di Cadore, Termine o Longarone. Da questo punto in poi i tronchi arrivavano a Venezia legati in zattere realizzate dagli Zattieri del Piave, gli zatèr [5]. Un tempo dunque, Perarolo di Cadore [1] era un luogo di confluenza dove erano stati costruiti due cìdoli, sorta di chiuse artificiali in grado di arrestare la corsa del legname. Qui, oggi, è visitabile il Museo del cìdolo e del legname che, attraverso immagini fotografiche, illustra l’economia storica dell’abitato, mentre antichi strumenti parlano delle attività legate al lavoro nei boschi e alla fluitazione dei tronchi. Più a monte, a Padola [2] di Comelico Superiore, era attiva La Stua azionata dal torrente Padola; la struttura ebbe origine già nel Quattrocento, ma venne ricostruita in pietrame nell’Ottocento e rimase attiva fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Oggi nell’ex locale adibito ad alloggio, recentemente restaurato, è stata allestita un’esposizione della storia del cìdolo e una xiloteca, che propone le caratteristiche dei principali legnami bellunesi. Sempre legato all’area di Comelico [3] e Sappada [4] e al binomio acqua-legno, si segnala un itinerario tra boschi, segherie azionate ad acqua e case di commercianti di legname: è La via del legno che parte da Valgrande e arriva a Sappada. [I.A.]
l'itinerario
Da Perarolo a Padola di ComelicoDistanza: 40 km circa
Tempo: 50 minuti
in alternativa
Castellavazzo è un paese che vive in simbiosi con la pietra su cui è costruito. I suoi abitanti, del modo di trattare quella pietra, ne hanno fatto un’arte. Le cave locali di calcare rosso e grigio hanno fornito materia prima agli scalpellini del luogo che l’hanno scolpita in edifici, portali, bassorilievi, fontane. Un’attività che si perde nella memoria dei tempi e che tanto ha caratterizzato Castellavazzo da meritarsi un’esposizione permanente: il Museo degli Scalpellini, che presenta gli strumenti per l’estrazione dalle cave e per la lavorazione dei materiali lapidei, sia a scopo edilizio che decorativo. curiosando
A Codissago di Castellavazzo, luogo di residenza di costruttori e conduttori di zattere, è stato allestito il Museo degli Zattieri del Piave, l’unico in Italia su questi temi, racconta gli aspetti legati all’attività, risalente al tempo dei romani, degli antichi costruttori di zattere. Vi si descrive il taglio del legname, la costruzione delle zattere e la trasformazione del legno in oggetti d’uso. Non si tralascia nemmeno il tema della falegnameria d’epoca, raccontata da utensili da lavoro e documenti di etnografia locale. All’esterno del Museo è stata ricostruita a uso didattico un’antica segheria alla veneziana.




