ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
All’interno dei confini del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si possono visitare tre antichi centri produttivi.
Partendo dal Feltrino, la prima tappa è a Cesiomaggiore dove è interessante visitare le calchère, singolari strutture destinate alla produzione di calce, attive fino al 1950. Diffuse in tutto il territorio bellunese, esse si concentrano soprattutto in Val di Canzoi [1], dove si era sviluppata una vera e propria industria della calce.
Proseguendo verso Belluno fino a Sedico e prendendo la Valle del Mis [2], si può raggiungere la seconda tappa nel territorio del Parco, il piccolo borgo di La Stua. Esso sorge nel punto in cui il Rui Bianch confluisce nel Torrente Mis, segnando il confine amministrativo tra Sospirolo e Gosaldo. A La Stua è ancora riconoscibile la struttura di un opificio; si tratta di un piccolo fabbricato un tempo destinato a segheria da legnami, molino da cereali, officina meccanica e da fabbro. Esso era composto da un corpo principale a due piani (ancora presente) che ospitava i vari macchinari. Questi erano azionati da una turbina, mossa da un salto d’acqua, della quale restano la condotta forzata, la vasca di carico, gli argini artificiali della gora e il tracciato della stessa nel tratto in terra, uno scarico di fondo e parte dell’opera di presa; l’opificio invece è ridotto allo stato di rudere.
Tornando alla strada statale e andando verso l’Agordino, si giunge al luogo della terza tappa: la Valle Imperina [3], un tempo importantissimo centro estrattivo di rame. Il suo uso pare essere antico, anche se lo sfruttamento vero e proprio si sviluppò dagli inizi del Quattrocento sino al 1962, con un’attività continuata e senza interruzioni, che rese la miniera una fra le maggiori della regione, per produzione e durata. Il centro minerario è oggi una fra le porte d’ingresso del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il quale ha ripristinato il paesaggio storico dell’agglomerato industriale dismesso, attraverso il restauro delle strutture e ha garantito la fruibilità di alcuni manufatti.
Spostandosi verso il Cadore, altro interessante esempio di archeologia industriale è sicuramente la Roggia dei Mulini lungo il Rio Rin a Lozzo di Cadore [4], cuore produttivo del paese fino a mezzo secolo fa. Lungo il corso del fiume si sono infatti sviluppati diversi opifici con macchine che utilizzavano come fonte d’energia l’acqua di una roggia, oggi ricostruita, che partiva dalla zona detta dei Crepe Ros. Percorrendo le sponde del torrente si possono ammirare la diga, la centralina idroelettrica funzionante, tre mulini dismessi che custodiscono al loro interno macine da grano, una pesta orzo e diversi macchinari. Interessanti anche l’officina da fabbro e gli altri edifici presenti. [E.F.]
Distanza: 130 km circa
Tempo: 3 ore circa senza le soste




