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LA STRADA DEL FORMAGGIO

Descrizione
formaj, questo onesto formaggio vaccino prodotto in tutto il bellunese in modo simile e nello stesso tempo diverso, quasi sempre pudicamente senza nome proprio se non quello di malga  o latteria, fresco, stagionato o strastagionato, magro o semigrasso, che in tavola si affetta direttamente dalla forma col coltello grosso e subito entusiasma per il profumo ed i sapori di erbe e di fieno, di fiori, di latte e di muschi e che nei vecchi ricorda quando il formaggio era tutto, assieme al vino e alla polenta… questo formaj bellunese, feltrino, agordino, alpagoto, cadorino e del Comelico, di limitata, ma sicura produzione artigianale si trova ancora fortunatamente seguendo la Strada dei Formaggi delle Dolomiti Bellunesi un itinerario di recente costruzione che, opportunamente segnalato, guida alla ricerca di piaceri e scoperte della più autentica tradizione locale.

Ma la tradizione bellunese di far formaggio, quasi sempre prodotto da mucche selezionate che hanno mangiato erbe di prato e di monte e fieni locali, è presente anche nelle latterie sociali e nelle piccole latterie turnarie che producono formaggio nostrano, acquistabile nei negozi, a cui per tradizione locale o per convenzione commerciale vien dato un nome che lo distingue per zona e qualità.

Ed ecco nell’Alto Agordino il tipico Fodom ed il raro, grasso e piccante Renaz, in Comelico e a Sappada il locale Latteria, nell’Alpago il casalingo di Spert, nella Valbelluna e nel Feltrino il Nevegal, lo Zumelle, il Cesio ed il Busche fino al sublime Piave stravecchio formaggio duro che si scioglie in bocca come una sapida caramella, sicuramente tra i più prestigiosi formaggi italiani da polenta. Nell’area feltrina del Monte Grappa, in estate in malga si producono ancora arcaici formaggi dal gusto secco e penetrante quali il Morlacco ed il Bastardo.

Tipico ed esclusivo della provincia di Belluno è lo schiz, un formaggio appena uscito dalla cagliata, non ancora salato, bianco ed elastico, ancora col buon sapore del latte, che obbligatoriamente deve essere consumato freschissimo, tagliato a fette e rosolate nella padella assieme al sale ed al burro finché un’accattivante crosticina dorata segnala la perfetta cottura ed il momento di gustarlo caldo con la polenta.

Anche l’umile ricotta, ultimo prodotto della generosità del latte, viene oggi riscoperta e consumata fresca in leggere merende o semplici antipasti oppure essiccata e affumicata per essere grattugiata su gnocchi e casunziei. Nel Cadore e nell’Agordino le lasagnetes vengono tradizionalmente condite con burro fuso e ricotta affumicata o con spersada (una rara ricotta inacidita e fermentata dal gusto oltremodo deciso e penetrante) o dal trido (ricotta affumicata e formaggio vecchio grattugiati assieme, mescolati con semi di papavero).

Nel Comelico si può ancora gustare il zigar (da non confondere con il piccante formaggio zigher della zona di Livinallongo), una ricotta fresca impastata con erba cipollina e poi essiccata.


in alternativa
Da alcuni decenni in Alpago, nell’area del Cansiglio, si producono formaggi di grande qualità provenienti da latte di razze bovine selezionate. Dagli anni Novanta è stata avviata anche la produzione biologica, che aggiunge valore ai formaggi tipici e alle ricotte di produzione locale. Da provare, con la polenta e le patate, il Cansiglio stagionato oppure la ricotta affumicata, grattugiata su un piatto di gnocchi di patate o di zucca. L’agricoltura si sta dimostrando lo strumento migliore per la tutela e la conservazione dell’ambiente montano, capace di conciliare natura e sviluppo locale.

curiosando
Il consumo di latte e latticini un tempo era più diffuso nelle zone montane (Zoldo, Agordo, Cadore) che nella Valbelluna e nel Feltrino. A motivo di ciò la presenza di piccoli allevatori proprietari di una o due mucche nell’Alto Bellunese e, al contrario, di coloni a mezzadria nel Basso Bellunese. Ugualmente nei distretti montani erano maggiormente diffuse le latterie sociali, che raccoglievano il latte dei soci e lo ridistribuivano ai medesimi sotto forma di burro, formaggio e ricotta. La prima latteria sociale in Italia venne fondata in provincia nel 1872 a Canale d’Agordo. Tra i prodotti migliori della produzione casearia bellunese, c’era il burro; quello di prima qualità, di pura panna, era destinato per lo più alla vendita.

Informazioni
Centro Caseario e Agrituristico dell’Altopiano 
Viale Marconi, 82 – Tambre d’Alpago 
Tel. +39 0437 439722
www.cansiglio.com 

Museo Caseario Associazione culturale “El Casel di Seren” 
Via Roma – Seren del Grappa
Tel. +39 0439 44229

Links
Progetto co-finanziato dall'Unione Europea mediante il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Iniziativa comunitaria INTERREG III A Italia-Austria.
"Progetto per lo sviluppo transfrontaliero di promozione turistica Provincia di Belluno - Tirolo" Cod. VEN 222068.