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DUE RUOTE

Descrizione
In bicicletta d’estate si può andare quasi ovunque: stradine e sentieri, ma anche piste da sci o greti di torrente, purché non ci siano eccessiva pendenza, sconnessione del- fondo e soprattutto particolari divieti. Partendo da questi presupposti, qui trovano spazio suggerimenti che si riferiscono a luoghi dove la fruizione dei tracciati è stata ufficializzata e segnalata in modo specifico come ad esempio in Alpago. Questo è un territorio particolare, da un lato si può considerare una zona pedemontana, dall’altro però è molto aspro, difficile da capire e nasconde cime e valli molto selvagge. I percorsi sono tutti sul versante sud-ovest e si sviluppano su ampie piane e pascoli o all’interno di splendidi faggeti. Inoltre ha la peculiarità di essere facilmente raggiungibile sia dalla pianura che dalla Valbelluna.

L’itinerario parte dalla piazza della Chiesa di Puos d’Alpago [2], dove si può lasciare l’auto. Poco oltre la canonica, una ripida stradina asfaltata porta verso destra al borgo di Valzella. Da non perdere la panoramica sull’Alpago dall’intimo santuario di San Pietro, edificato nel 1600 e cinto da un piccolo cimitero. Rientrando nel percorso si raggiunge in breve il piccolo borgo di Torch, si segue per Villa e si raggiunge così Pieve d’Alpago [1]. Se il Municipio è aperto, nella sala del primo piano si possono vedere i reperti archeologici estratti dall’urna funeraria di una sepoltura romana risalente al 500 a.C. e riportata alla luce recentemente nella zona di Staol di Plois. Dalla Piazza si segue l’indicazione per Plois, uno dei meritevoli balconi sull’Alpago, da qui si prosegue ancora in salita verso il rifugio Carota, che ripaga la fatica fatta con l’ampia veduta. Risaliti in bicicletta, dopo circa 200 m, si devia a destra per una strada sterrata (proseguendo diritti si può raggiungere il rifugio Dolada, conosciuta stazione di partenza per deltaplani e parapendio). Lo sterrato prosegue per 5 km mantenendosi ad una quota di circa 1.000 m e attraversa una fresca faggeta dalla quale si intravedono a sinistra il versante est del Monte Dolada, il Col Mat e il versante sud del Col Nudo, cima più elevata dell’Alpago. In Val Stabalì, punto più alto del percorso, s’attraversa il torrente Tesa, che nasce poco a monte e che scorre in una delle vallate più nascoste e più selvagge di questo territorio. Si prosegue sempre alla stessa quota seguendo il versante est del Teverone fino a Col Martino [3]. Il primo paese che troveremo è il panoramico Montanés, famoso per la bella piazzetta e la particolare fontana in pietra. Poco distante dalla Chiesa una deviazione a sinistra consente di attraversare la frana del Tèssina e di raggiungere Funes. Qui si è sopra il fenomeno franoso più vasto d’Europa: un mare di terra sceso dal Teverone e che ora stanzia alle porte di Lamosano. Dalla piazzetta, per una stretta viuzza in discesa tra le case, ci si infila sulla strada sottostante il paese e si prosegue a sinistra, attraversando il torrente Funesia, per raggiungere poi in pochi minuti il paese di Irrighe. Se il portone è aperto, merita una visita il piccolo santuario di Irrighe, dedicato alla Madonna della Salute; la chiesa, ricca di decorazioni ed affreschi barocchi, conserva un pregiato dipinto del Settecento ed una bella Madonnina. 

Appena oltre la chiesa si prosegue in leggera salita per deviare subito a destra per Tambre, dopo 2 km circa si raggiunge il bivio che porta a Chies d’Alpago. Nel piccolo parcheggio si può decidere se scendere a Puos o proseguire verso Tambre. Questo itinerario propone di imboccare Via Caotes, passare per Le Buse, Col di San Daniele, località Maina, Borsoi e Cornei fino a Puos d’Alpago.

Comprensorio sciistico Civetta
Un itinerario bellissimo e panoramico fra le grandi moli della Civetta e del Pelmo che ricalca, quasi per intero, la ormai famosa Civetta Superbike. Si parte dal piazzale degli impianti di Pescul (Val di Zoldo) e si passa per Fertazza, Malga Pioda, Col dei Baldi, Malga Fontanafredda, Baita Flora Alpina e Rifugio Aquileia. Da questo si rientra facilmente a Pescul. L’itinerario richiede circa 3 ore, il dislivello totale è di 900 metri ed è abbastanza impegnativo. 

In bici oltre Cortina
Questo itinerario, semplice ma molto bello per l’ambiente alpino, segue in parte il tracciato della vecchia ferrovia delle Dolomiti per poi tornare al punto di partenza a Cortina, seguendo la destra orografica della Valle del Boite. Il percorso è di 15 Km circa per un dislivello di 500 metri. In un’ora circa è possibile percorrere tutto l’anello, tuttavia si consiglia, data la bellezza del paesaggio, di prendersela con più calma.

Da Falcade a Vallada Agordina e ritorno
Un percorso bellissimo è quello che si snoda fra le Pale di San Martino e la Civetta. Si può partire dalla piazza di Falcade o più comodamente da uno dei parcheggi limitrofi. Si scende la valle per stradine attraversando la statale a Caviola per poi salire a Carfon, da qui a Vallada, a Cogul quindi Forcella Lagazzon e giù a Colmean, a Somor e da questo nuovamente a Falcade. Il percorso è lungo 28 km, i dislivelli sono modesti e in circa 3 ore si compie tutto il giro.


l'itinerario
Partenza e arrivo sono da Puos d’Alpago, passando per le località Valzella, Torch, Pieve d’Alpago, Plois, rifugio Carota, Casera Stabalì, San Martino, Funes, Irrighe, Mont, Le Buse, Col di San Daniele, Borsoi, Cornei    Distanza: circa 26 km, quota massima da raggiungere 1.045 m
Tempo: 3 ore e 30 minuti
Grado di difficoltà: complessivamente media; abbastanza impegnativo nel primo tratto in salita per il dislivello da superare; il percorso si sviluppa in quota su fondo in buone condizioni e l’interesse è paesaggistico, naturalistico e storico - architettonico

in alternativa
Si parte dalla diga Santa Caterina di Auronzo e per uno sterrato si giunge al Ponte Val da Rin, dove si scende al greto secco del torrente e con la bici in spalla lo si attraversa arrivando dalla parte opposta sulla strada asfaltata. Ci si dirige in seguito verso la Val Porse dove si raggiunge il sentiero che proviene dagli impianti di Monte Agudo e si sale al Pian dei Buoi. Da quassù si apre un panorama incantevole sulle Dolomiti del Comelico e su quelle di oltre Piave. Si raggiunge poi il rifugio Bajon e da questo il rifugio Marmarole, da dove si inizia una piacevole e lunga discesa sino a Lozzo di Cadore. Circa 1.000 m di dislivello per 35 km, in 5/6 ore; l’itinerario è faticoso, ma molto divertente e su fondo buono.

curiosando
La bicicletta, una passione che fa storia! Il Museo storico della bicicletta Toni Bevilacqua di Cesiomaggiore conserva oltre duecento esemplari per riviverne sia il progresso tecnico che l’epopea del quotidiano, del lavoro e della pratica sportiva. La bicicletta può essere considerata il primo passo verso la civiltà moderna, se questa viene interpretata alla luce del movimento e dei mezzi di locomozione. Il tempo e lo spazio hanno assunto una dimensione nuova e le due ruote sono state uno strumento a disposizione di tutti per cavalcare quella piccola onda della mobilità.

Informazioni
Per maggiori informazioni sull’itinerario contattaregli Uffici Informazioni Turistiche di Tambre e Farra d’Alpago

Museo Storico della Bicicletta “Toni Bevilacqua”
Via Grei, Contrada Anquetil - Cesiomaggiore
Tel. +39 0439 438431
Links
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