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PARETI DI FONDOVALLE

Descrizione
Sino agli anni Settanta i luoghi dove si poteva arrampicare nel bellunese, a parte le vere montagne naturalmente, erano pochissimi, e quei pochi erano coperti di vegetazione, sporchi e scarsamente attrezzati, oppure in valli dal clima terribile. Lo sviluppo dell’arrampicata sportiva ha portato, in questi ultimi trent’anni, all’attrezzatura e riattrezzatura di una miriade di pareti più o meno vaste, tanto che la scelta delle aree da descrivere risulta veramente difficile. Si tratta comunque di “palestre” equipaggiate e ben tenute, chiaramente fruibili solamente da chi è a conoscenza delle giuste tecniche d’assicurazione e possiede l’attrezzatura e l’esperienza adeguata. Molte di queste falesie sono su terreni privati quindi si raccomanda una condotta rispettosa.

All’estremo sud della provincia la valle di Schievenin, caratterizzata da una serie di torrioni, placche e pareti strapiombanti di un calcare grigio-giallo, si addentra nel massiccio del Grappa e vi si accede da Quero. 

Questa palestra è stata ed è curata, frequentata ed attrezzata prevalentemente da arrampicatori da fuori provincia, e le sue origini, più lontane rispetto alle strutture più a nord della provincia, va forse ricercata nel fatto che mentre nell’Alto Bellunese le possibilità di allenamento in parete erano numerose vista la forte presenza di rocce idonee, nel Feltrino rappresentavano invece una rarità e quindi apprezzate maggiormente. Le prime vie risalgono alla seconda metà degli anni Cinquanta e da allora il graduale e costante lavoro di appassionati ha portato alla scoperta, pulitura ed attrezzatura di una serie incredibile di vie e di settori nuovi. Le salite sono centinaia e la peculiarità di queste strutture è quella di offrire, a differenza della stragrande maggioranza delle falesie di bassa quota, una grande scelta di vie facili. Anche il IV grado a Schievenin può essere un’arrampicata di soddisfazione, spesso verticale ma con le mani in grandi buchi e clessidre. La presenza di tanti settori esposti diversamente, consente di arrampicare in condizioni climatiche buone quasi tutto l’anno, di poter scegliere se scalare in mezzo alla gente o in posti più isolati, oppure se su placca o in strapiombo. Dagli anni ‘90 sono state liberate vie anche molto difficili (fino all’8b) che proprio per la varietà delle conformazioni possono avere caratteristiche molto differenti ed a volte opposte. Qui le placche delicatissime convivono con gli strapiombi più “fisici” e gli arrampicatori più duri con i semplici quartogradisti.

Podenzoi
Appena sopra Longarone, la palestra offre una settantina di tiri intorno ai 25/30 m: le pareti sono esposte ad est, quindi con il sole al mattino, e le vie sono prevalentemente verticali su tacche e grandi “canne” con difficoltà che variano dal 6a all’8b.

Cinque Torri d’Averau
Sia come quota che come struttura, queste pareti sono vere e proprie montagne; tuttavia tanto per la comodità d’accesso che per l’attrezzatura delle vie (spit e catene) possiamo considerare quest’area una grande palestra. Le salite sono tantissime e di ogni grado di difficoltà, la roccia è tipicamente dolomitica.

Laste
Al cospetto della grande parete della Civetta gli enormi sassi di Laste sono sempre stati un luogo incantato, tanto che si pensava che fra quelle rocce vivessero le streghe. Raggiungibili in pochi minuti dall’auto, offrono più di 120 tiri su calcare simile a quello della Marmolada: un’arrampicata tecnica e di grande soddisfazione.

Fonzaso
Palestra storica del feltrino, offre vie tecniche e di dita. L’area è molto ampia e certi settori indicati anche ai principianti ed ai corsi roccia. Proprio qui Riccardo Scarian liberò “Drumtime” la prima via 9a del bellunese.


in alternativa
Da Ponte nelle Alpi guardando ad est, aldilà del Piave si nota una netta bastionata gialla; è la Parete di Soverzene. Fra tutte le palestre del bellunese, questa è quella che più si avvicina all’alpinismo in quanto le vie hanno uno sviluppo intorno ai 200 m e quindi necessitano più di un solo tiro di corda. Le prime frequentazioni risalgono agli anni Sessanta, quando i più forti alpinisti della zona trovarono qui un’appagante alternativa alla montagna. Da allora si annoverano l’apertura di molte vie e varianti e la riattrezzatura e messa in sicurezza dei vecchi tracciati.
Ora ci sono più di 90 tiri di corda con difficoltà che vanno dal V+ sino all’8a. La parete è esposta ad ovest, quindi fredda al mattino.
Vi si accede scendendo al greto del Piave in località Cadola cercando, per stradine bianche, di avvicinarsi il più possibile all’evidente parete.

curiosando
La zona, di Quero e Schievenin, è toccata (anche attraverso le molte possibili varianti) dall’Alta Via n. 8, che rappresenta un itinerario storico che unisce la Val del Piave (nei pressi di Feltre) con la Valle del Brenta. I due fiumi sono strettamente collegati alla Prima Guerra Mondiale, quando furono teatro di eroiche vicende. Per questo la numero 8 è denominata anche Alta Via degli Eroi. Sentieri e mulattiere costituiscono gran parte del percorso che conduce fino a Cima Grappa, dove si può visitare il Sacrario di Monte Grappa e la Galleria Vittorio Emanuele III, grandiosa opera militare ideata e costruita tra il 1917 e il 1918.

Informazioni
Pro Loco di Quero
Quero
Tel. +39 0439 788318 / +39 0439 776101

Links
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