APT Dolomiti Passeggiate facili

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Cibiana - Ciamber Casera di Fagarè Casera del Mugòn
Difficoltà: nessuna
Quota massima: 1060 m
Comune: Forno di Zoldo
Provincia: BL

Percorso
Salita:
Dalla SS 347 per Forcella Cibiana, a pochi passi dalla confluenza con la ss 251 (vedi it. 48) e poco prima dell'abitato di Ciambèr, parte un sentiero (segn. 490a/485a) fiancheggiato da un muretto a secco e filare di faggi. A poche decine di metri dall'inizio si lascia a sinistra una deviazione (per Pra del Val, segn. 458a) e si prosegue per il sentiero principale (segn. 490/a), che supera un vallonetto e monta la susseguente costa. Ha da qui inizio una vasta zona di bosco di pino silvestre, quasi pianeggiante e il sentiero prende decisamente una direzione Est. A sinistra (Nord) incombe la gialla e strapiornbante parete Sud dei Castelàz mentre in basso, sulla destra, è visibile il fondovalle con il lago artificiale e le strutture della centrale e del bacino idroelettrico. Poco più oltre (1050 m; ore 0.30 ca.) si stacca, sulla sinistra in salita, un sentiero indicato con vernice rossa su un albero: è il sentiero per la vecchia Casera del Fagarè, raggiungibile in una decina di minuti. Si continua invece sul sentiero principale pressoché pianeggiante, che esce dal bosco e porta, sempre verso Est, ad una singolare zona di bassi cespugli e massi. Il luogo, dotato di particolare fascino, è prossimo alla Casera del Mugón e sottostante il conoide detritico del Giarón de la Pala de l'Andre; sulla sinistra, in alto, le due pale rocciose degli Uselóin serrano fra loro uno stretto canalone che al sommo si chiude a campana con poderosi strapiombi "El Nicio". Poco oltre si rientra nel bosco e si raggiunge la Casera del Mugón e poco oltre un piccolo ripiano erboso, il Pian del Mugón (1060 m. presa d'acqua, ore 1). Qui confluisce il sentiero proveniente da Ponteséi, accesso abituale al rifugio Casera di Bosconero it. 52) e col quale è possibile collegarsi per salire al rifugio ( 1.15 ca) o scendere a Ponteséi (20 min. ca.).
Discesa:
Seguendo a ritroso l'itinerario di salita dal Pian del Mugón al bivio ss 347 in circa 1ora.

Notizie utili
Sentiero breve e a bassa quota. Ore 1.15.

Venti piante da salvare

Anemone: (Anemone alpina). Fiorisce da maggio ad agosto da 1500 a 2500 m. Gli venne attibuito tale nome, perchè sparge i semi al vento (ànemos).

Arnica: (Arnica montana). Si trova sui pascoli oltre i 1500m.Viene usata per curare ecchimosi e contusioni e viene chiamata erba delle cadute.

Asfodelo: Fiorisce da maggio a luglio fino a 1500 m. Ha proprietà medicinali e l'amido contenuto nei tuberi viene usato per la preparazione di colle e bevande alcoliche.

Bucaneve: (Galanthus nivalis). Fiorisce nei prati, a quote medie e basse, sul finire dell'inverno. Viene così chiamato perché buca il manto di neve con una guaina di protezione del fusto che porta il fiore.

Carlina:(Carlina acaulis).Diffusa ovunque sui pascoli magri. Il nome sarebbe una storpiatura di cardina, piccolo cardo. Ma la leggenda narra che durante un'epidemia di peste che colpì i soldati, un angelo ordinò all'imperatore Carlo Magno di lanciare una freccia verso il sole e preparare un medicamento con le radici delle piante su cui sarebbe caduta. La freccia colpì appunto la carlina, da allora usatissima per curare malattie diverse.

Colchico:(Colchicum alpinum). Fiorisce in autunno nei prati. Una leggenda giustifica così la sua fioritura autunnale: durante la Creazione, le Piante chiesero di non fiorire in autunno, perchè durante l'inverno non avrebbero potuto produrre frutti.Ma Autunno non ne fu contento, e allora Primavera gli cedette un fiore – il colchico – in cui Dio mise un potente veleno per impedire agli animali di cibarsene, facendo sì che potesse produrre frutti sotto la terra e sotto la neve.

Dafne:( Daphne alpina). Vive su pietraie tra i 1000 e i 2500m; fiorisce da maggio ad agosto. ha proprietà tossiche sfruttate in medicina; la dafnina che contiene, provoca irritazioni e vesciche sulla pelle al solo sfiorarla.

Elleboro:( Helleborus niger). Cresce nei boschi fino a 1500 m e fiorisce in inverno. Veniva usato dagli antichi greci per curare la pazzia, perché Eracle ne era guarito proprio grazie all'elleboro nero.

Fragola:(Fragaria vesca). Matura da giugno ad agosto nel sottobosco rado e sulle scarpate. Nelle leggende di Wolff, se le fragole crescono in una baranciata diventano grosse come un pugno e acquistano poteri magici, come quello di rendere succube la persona amata fino alla morte.

Genziana:(Gentiana punctata). Fiorisce dai 1000 ai 2500 m da giugno ad agosto. E' una delle nostre piante medicinali più importanti, usata come febbrifugo prima dell'introduzione in Europa della china. Le radici si usano nella preparazione di liquori amaro – tonico - digestivi.

Maggiociondolo:(Cytisus laburnum): Arbusto che raggiunge anche notevoli dimensioni e fiorisce maggio – giugno. E' una pianta velenosa per gli uomini, ma non per gli animali, tanto che la sua rarefazione è proporzionale all'aumento de lepri e caprioli, che ne sono ghiotti.

Mughetto:(Convallaria majalis). Convallaria significa "giglio delle vaii" e majalis "di maggio", ad indicare l'epoca della fioritura, che ha luogo in prati aperti e zone ombrose fino a 2300 m. Con le sue foglie impastate con la calce si tinteggiavano le pareti delle case di verde pallido.

Narciso:(Narcissus poeticus). Si trova in aprile – maggio nei prati fino a oltre 2000 m. Deriva il nome dal giovane pastore greco della mitologia, bello e vanitoso, che morì cadendo nell'acqua in cui si specchiava. Dal rogo innalzato accanto al ruscello, il suo corpo scomparve e al suo posto spuntò un fiore, che piega anch'esso la sua corolla sull'acqua.

Primula:(Primula officinalis). Il nome deriva da primus, perché è la prima a fiorire, in radure erbose fino ai 2000 m. E' da secoli usata per molteplici scopi: espettorante, calmante, diuretico, lassativo. L'infusione veniva data ai bambini come calmante, i fiori secchi si usavano per decorare dolci e gelatine o profumare il vino, le foglie giovani si mescolano alle insalate ed alle zuppe; le radici vengono utilizzate come aromatizzante della birra; l'olio ricavato dai fiori cura contusioni, piagghe e dolori reumatici.

Polmonaria:(Pulmonaria officinalis). Cresce in terreni umidi e fiorisce in maggio – giugno. Le larghe foglie a macchia grigio – argento parvero agli antichi assomigliare a macchie di un polmone affetto da tubercolosi, e da qui nacque la credenza che potesse guarirla.

Pulsatilla alpina:( Anemone pulsatilla a.).Il botanico Clerici dice che il nome le è stato dato, perché "li criniti suoi ricettacoli dei semi a qualsivoglia spiar d'aria sbattono". Secondo la leggenda nacque dalle lacrime di Afrodite, che piangeva Adone ucciso da un cinghiale, oppure dal sangue dello stesso Adone.

Rododendro:(Rhododendron ferrugineum). Fiorisce da giugno ad agosto sui pascoli e pietraie da 1200 a 2500 m. Il nome significa "albero rosso". La leggenda narra che il principe dei Monti Pallidi, invaghitosi della figlia del re della Luna, le avesse donato un mazzo di rododendri per convincerla a seguirlo sulla terra.

Rosa canina:(Rosa canina L.). Fiorisce da giugno e settembre fino ai 1500 m e anche di più. Il nome pare abbia origine dal fatto che un tempo era usata per curare la rabbia dei cani. I suoi frutti ricchi di vitamina C, astringenti e diuretici, tonici ed antiscorbutici. Vengono anche chiamati "grattaculi", per le proprietà irritanti dei peli interni del ricettacolo, talvolta ingeriti per errore succhiando la polpa dei frutti.

Sassifraga: (Saxifraga appositifolia, S. rottundifolia e altre). Cresce sulle pietraie. Plinio il Vecchio le attribuì tale nome, perché spunta dalle piccole crepe nella roccia, in cui si depositano i semi trasportati dal vento.

Stella alpina: (Leontopodium alpinum). Fiorisce da luglio a settembre sui prati aridi fino a 3000 m. Quelli che sembrano i petali bianchi sono in realtà foglie, disposte a raggiera, ricoperte di peluria cava e piena d'aria, per proteggersi dai raggi ultravioletti e per evitare l'eccessiva evaporazione dell'acqua. I fiori sono riuniti a formare 5 – 8 infiorescenze centrali di colore giallo – verdastro.
Nelle leggende di Wolff si narra che furono portate sulla Terra dalla principessa della Luna, dove ricoprivano monti e valli.

Attrezzatura e preparazione necessaria
Non serve attrezzatura particolare, importanti scarponcini da montagna ed indumenti adatti anche in previsione di repentini mutamenti metereologici.

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