APT Dolomiti Escursioni medio-difficili

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C.di Bosconero - F.lla Toanella - Viàz de l'Ors - F.lla del Matt -C.di Bosconero
Difficoltà: Percorso escursionistico-alpinistico
Quota massima: 2150 m Forcella di Bosconero
Comune: Forno di Zoldo
Provincia: BL

Percorso
Dal rif. Cas. di Bosconero (1457 m) si inizia la salita per Forcella di Toanella seguendo il sentiero (segn. 490) che sale nel bosco con direzione Est. Giunti alle prime colate detritiche sottostanti la impressionante parete Nord Ovest di Rocchetta Alta, il sentiero 490 piega a sinistra in direzione del Sasso di Bosconero. Si continua invece a Est, risalendo le ghiaie per sentiero segnalato da abbondanti bolli rossi, andando a confluire più in alto nel sentiero (segn. 482) che proviene da Nord (Forcella delle Ciavazòle). Da qui, ormai in vista dello stupendo Sasso di Toanella, si continua la faticosa salita del canalone compreso fra questo e il Sasso di Bosconero fino a raggiungere la forcella (2150 m; ore 1.30).Dalla forcella una evidente traccia porta ad attraversare in quota con direzione Est la colata detritica che scende dal Sasso di Bosconero e a raggiungere così un costone (Coston dei Nòni) dal quale ha inizio il viàz vero e proprio. La bella cengia, con decorso pressoché orizzontale, si addentra a Oriente. Seguendola si va ad attraversare un canalone al sommo della Val Larga (colata d'acqua sul fianco sinistro idr. ) e a incontrare più oltre un bell'anfratto dal pavimento erboso. Più avanti si aggira un crestone con mughi che continua in basso col crinale che separa i versanti di Val Toanella e Val Bona. Oltre il crestone ci si affaccia in un anfiteatro dove la cengia prosegue giallastra e stretta (è visibile una trentina di metri più in alto un largo cengione, compreso nell'analogo itinerario variante del "Viàz Aut") e va ad estinguersi in un canaletto ghiaioso sottostante una quinta rocciosa sovrastata da due caratteristici pinnacoli. Da qui si hanno due possibilità:
a) continuare in quota per la cengia che aggira la quinta e poi lieve salita, aggirando qualche lieve costone, raggiungere la zona facile con erba in parete Est in vista della Val Campestrìn (un passaggio delicato alla fine).
b) salire il canaletto e le rocce in forma di cresta con le quali la quinta va a saldarsi al monte, in quota con la cengia superiore prima nominata: poi attraversare e senza particolari dislivelli raggiungere il crinale in vista della Val Campestrìn, dove la cengia si perde, per scendere per rocce facili alla zona erbosa sottostante. E così terminato il percorso di cengia vero e proprio e ha inizio la seconda parte dell'itinerario.
Continuando in direzione Nord dove appaiono in bella prospettiva Sforniòi Nord e Sud (visibile la parte dell'it. 55) bisogna abbassarsi per circa 150 metri, scegliendo il percorso più opportuno fra le larghe bancate con erba che caratterizzano questo versante del monte, raggiungendo così il netto cengione erboso con mughi (2000 m circa) che porta al vallone orientale del Matt, una cinquantina di metri sotto la forcella. In pochi minuti (bolli rossi segn. 490) si sale alla forcella (2063 m; ore 4) riaffacciandosi sul versante Ovest con bella vista sulla Valzoldana. Da qui come per l'it. 55 si scende il ripido e malagevole canalone occidentale del Matt fino ad incontrare al suo sbocco l'incrocio coi sentiero 482 che proviene da Forcella delle Ciavazòle. Si continua scendendo direttamente a Ovest per il sentiero 490 (indicazioni su masso per il rif. Cas. di Bosconero) e prima su terreno aperto con massi e mughi e poi nel bosco si raggiunge il rifugio.

Notizie utili
Tempo di percorrenza: 5 ore + 130' per portarsi da casera Bosconero alla ss 251. Totale 9 ore circa.
I viàz sono percorsi di traversata per cenge aspre ed esposte, che il camoscio utilizza per i suoi spostamenti, individuati e sfruttati dai cacciatori ed ora proposti all'escursionista. Fino a non molti anni fa questi itinerari erano pressochè sconosciuti, descritti solo in pubblicazioni specialistiche, e divennero esplicita proposta escursionistica solo nel 1986 con la pubblicazione della guida "dolomiti di Zoldo". Dopo di allora altre pubblicazioni hanno contribuito a incrementarne la frequentazione.
I cacciatori di camosci zoldani nel seclo scorso furono particolarmente attivi, fornendo un fondamentale contributo sia alla conquista delle cime più importantiche alla difesa della valle contro le truppe austriache nel 1948. In generazioni di inseguimenti e "poste" per uccidere le prede, più per necessità che per diletto, questi ardimentosi cacciatori avevano aquisito una capillare e minuziosa conoscenza dei loro monti, di ogni vallone e canale e di cenge e forcelle che potessero collegarli. Tutta la montagna zoldana, fino al limite delle pareti rocciose dove il camoscio non si spinge (che non interessano quindi al cacciatore), è segnata da una fitta rete di percorsi di questo tipo.
Il carattere di questi itinerari richiede un'esperienza che supera quella del semplice escursionista, sia per le difficoltà che possono presentare che per la mancanza. di segnalazione che li caratterizza, e richiede prudenza e conoscenza della montagna. I viàz, sono infatti itinerari dove le uniche indicazioni sono costituite da ometti di pietra, e così devono rimanere. Altri sentieri escursionistici, alpinistici o attrezzati, segnati e segnalati permettono di percorrere in lungo e in largo il territorio dolomitico per migliaia di chilometri. E' doveroso che almeno in parte, esso rimanga "naturale": che si lasci spazio anche a chi desidera avvicinarsi alla montagna e conoscerla senza seguire cartelli e bolli multicolori, disposto ad affrontare eventuali "sorprese" che il percorso presenta.
I monti di Zoldo sono particolarmente ricchi di percorsi di questo tipo, come il Viàz del Fonch dell'itinerario appena descritto, che attraversa il versante meridionale degli Sfornioi. Nel Bosconero ci sono poi il Viáz de le Goze e il Viàz de l'Ors sul versante orientale del gruppo, e il Viaz dei Andre de la de via, che dal rifugio Bosconero attraversa la costa di baranci della Rocchetta Bassa e si innesta con il Viáz de le Ponte, sotto le Rocchette della Serra; sul Mezzodì si trovano il breve Viaz de l'Oliana, e il Viàz de la tana de l'Ors; sul Prampèr c'è il Viàz. sora la Fopa. Inoltre, viàz si possono considerare anche le cenge del Pelmo (Giacin-Cesaletti e Grohmann), la breve zengia del Viàl sul Castelin, la cengia Mòza negli Sfornioi e il Viàz de la Croda Bianca, sotto il Colaz delle Roc-chette di Bosconero, che era l'antica "via del carbone". Forse il più bello di tutti, e nel suo complesso il più impegnativo, è quello individuato da Angelo Pra Baldi detto il Gonèla, sugli Spiz di Mezzodì, che -dalla Pala dei Làres Auta, attraversando alcuni canaloni, percorre in quota tutto il versante occidentale degli Spiz e raggiunge il Giaròn dantre i Spiz.

Attrezzatura e preparazione necessaria
Non serve attrezzatura particolare, importanti scarponcini da montagna ed indumenti adatti anche in previsione di repentini mutamenti metereologici.

Periodi consigliati
Giugno - ottobre

A chi rivolgersi prima di partire
CAI di Zoldo - De Rocco Gianni tel. 0437.788516 / 0338.9165901

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