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Longarone

Nel punto in cui la valle zoldana e quella del Piave si incontrano e il Piave confluisce con il torrente Maè, si erge il Comune di Longarone (403 m), sfortunatamente noto per la disgrazia del Vajont che lo colpì nella seconda metà del ‘900.

Racchiuso in una vallata delimitata dalle Dolomiti Friulane e dal gruppo dolomitico della Schiara, il territorio comunale ha principalmente vocazione industriale, legata all’occhialeria, l’elettronica, il tessile e la lavorazione del legno. La sua posizione lo rende tuttavia interessante anche dal punto di vista turistico, con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il patrimonio naturalistico più affascinante della provincia, che offre piacevoli escursioni partendo da Pian Cajada, da Podenzoi, dalla Val de Grisd, verso zone di notevole interesse quali il Monte Pelf, il Monte Cirvoi, il Monte Talvena e la Val Desedau.

Le sue origini risalgono all’epoca romana, fatto testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici tra cui alcune tombe nella località di Fortogna, altri oggetti di uso comune e i resti di un'antica via romana nella frazione di Roggia.

Di interesse artistico alcuni luoghi di culto, tra cui la cappella del Cimitero monumentale delle vittime del Vajont a Fortogna. La Chiesa principale fu invece rasa al suolo dall’evento del Vajont e sostituita nel 1975 da una nuova architettura.
Degni di nota alcuni musei, come Il Museo Pietre Vive Vajont e il Museo etnografico dedicato agli zattieri del Piave, che lungo il corso del fiume trasportavano in zattere i tronchi provenienti dal Cadore e diretti a Venezia.

Porta d’accesso da Longarone verso la Val Vajont è l’imponente diga, tra le più alte al mondo, costruita tra il 1957 e il 1960 con lo scopo di contenere le acque del Piave, del Maè e del Boite. Necessaria ad arricchire la vallata, la diga si è rivelata successivamente la causa della più drammatica vicenda che interessò il territorio. Il 9 ottobre 1963, infatti, una parte del sovrastante Monte Toc si riversò all’interno del bacino arginato dallo sbarramento e il risultato fu una violenta ondata che distrusse completamente Longarone e alcune località circostanti.

Originari di questo territorio alcuni celebri personaggi come Pietro Gonzaga, scenografo che visse presso la corte di Caterina II di Russia, e Jacopo Tasso, illustre avvocato e patriota al quale è dedicato anche un monumento.
Longarone è sede di alcuni eventi stagionali e importanti manifestazioni, grazie al grande polo fieristico che possiede.

Lungo la strada che da Longarone conduce a Ospitale di Cadore, si trova Castellavazzo (498 m) la cui denominazione deriva dal Catellum Laebactium, un’antica fortezza vescovile un tempo rilevante nell’attività del territorio e successivamente assorbita dal vicino Castello di Gardona.

Castellavazzo è stato un comune distinto fino al 2014, anno in cui le popolazioni dei due paesi decisero di confluire in un'unica amministrazione comunale che prende il nome di Longarone.

Al centro del paese spicca l’imponente Chiesa dedicata ai Santi Quirici e Iulitae, in posizione sopraelevata arroccata tra le rocce, di origine trecentesca, probabilmente eretta sulle rovine dell’antica fortezza. Altra struttura sacra degna di nota è la Cappella in località Podenzoi, edificata per commemorare le vittime della tragedia del Vajont. Anche Castellavazzo infatti, seppur in maniera minore, fu colpito dalla sfortunata vicenda del Vajont.

Castellavazzo coprì un ruolo fondamentale nel commercio del legname durante il dominio della Serenissima, costituendo un’importante stazione durante la fluitazione dei tronchi verso la laguna di Venezia. Il legname proveniente dal Cadore, infatti, veniva traghettato lungo il corso del Fiume Piave in zattere guidate da esperti Zatèr, che si avvicendavano nelle varie stazioni dislocate lungo il fiume.

Un’altra ricchezza economica di questo territorio è la pietra di Castellavazzo, estratta da alcune preziose cave del territorio, attualmente utilizzata per la creazione di importanti elementi architettonici e un tempo lavorata da abili scalpellini del posto.

Castellavazzo sorge nelle vicinanze di alcune importanti riserve naturalistiche tra cui il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi che comprende il confinante gruppo montuoso dello Schiara e la Riserva statale Val Tovanella nei pressi di Ospitale di Cadore.

 

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La chiesa di Longarone costruita dopo il disastro del Vajont
Il paese di Castellavazzo
Tutta l'imponenza della diga del Vajont
Una rievocazione degli zattieri
Le cime che attorniano longarone

Longarone

La chiesa di Longarone costruita dopo il disastro del Vajont

Nel punto in cui la valle zoldana e quella del Piave si incontrano e il Piave confluisce con il torrente Maè, si erge il Comune di Longarone (403 m), sfortunatamente noto per la disgrazia del Vajont che lo colpì nella seconda metà del ‘900.

Racchiuso in una vallata delimitata dalle Dolomiti Friulane e dal gruppo dolomitico della Schiara, il territorio comunale ha principalmente vocazione industriale, legata all’occhialeria, l’elettronica, il tessile e la lavorazione del legno. La sua posizione lo rende tuttavia interessante anche dal punto di vista turistico, con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il patrimonio naturalistico più affascinante della provincia, che offre piacevoli escursioni partendo da Pian Cajada, da Podenzoi, dalla Val de Grisd, verso zone di notevole interesse quali il Monte Pelf, il Monte Cirvoi, il Monte Talvena e la Val Desedau.

Le sue origini risalgono all’epoca romana, fatto testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici tra cui alcune tombe nella località di Fortogna, altri oggetti di uso comune e i resti di un'antica via romana nella frazione di Roggia.

Di interesse artistico alcuni luoghi di culto, tra cui la cappella del Cimitero monumentale delle vittime del Vajont a Fortogna. La Chiesa principale fu invece rasa al suolo dall’evento del Vajont e sostituita nel 1975 da una nuova architettura.
Degni di nota alcuni musei, come Il Museo Pietre Vive Vajont e il Museo etnografico dedicato agli zattieri del Piave, che lungo il corso del fiume trasportavano in zattere i tronchi provenienti dal Cadore e diretti a Venezia.

Porta d’accesso da Longarone verso la Val Vajont è l’imponente diga, tra le più alte al mondo, costruita tra il 1957 e il 1960 con lo scopo di contenere le acque del Piave, del Maè e del Boite. Necessaria ad arricchire la vallata, la diga si è rivelata successivamente la causa della più drammatica vicenda che interessò il territorio. Il 9 ottobre 1963, infatti, una parte del sovrastante Monte Toc si riversò all’interno del bacino arginato dallo sbarramento e il risultato fu una violenta ondata che distrusse completamente Longarone e alcune località circostanti.

Originari di questo territorio alcuni celebri personaggi come Pietro Gonzaga, scenografo che visse presso la corte di Caterina II di Russia, e Jacopo Tasso, illustre avvocato e patriota al quale è dedicato anche un monumento.
Longarone è sede di alcuni eventi stagionali e importanti manifestazioni, grazie al grande polo fieristico che possiede.

Lungo la strada che da Longarone conduce a Ospitale di Cadore, si trova Castellavazzo (498 m) la cui denominazione deriva dal Catellum Laebactium, un’antica fortezza vescovile un tempo rilevante nell’attività del territorio e successivamente assorbita dal vicino Castello di Gardona.

Castellavazzo è stato un comune distinto fino al 2014, anno in cui le popolazioni dei due paesi decisero di confluire in un'unica amministrazione comunale che prende il nome di Longarone.

Al centro del paese spicca l’imponente Chiesa dedicata ai Santi Quirici e Iulitae, in posizione sopraelevata arroccata tra le rocce, di origine trecentesca, probabilmente eretta sulle rovine dell’antica fortezza. Altra struttura sacra degna di nota è la Cappella in località Podenzoi, edificata per commemorare le vittime della tragedia del Vajont. Anche Castellavazzo infatti, seppur in maniera minore, fu colpito dalla sfortunata vicenda del Vajont.

Castellavazzo coprì un ruolo fondamentale nel commercio del legname durante il dominio della Serenissima, costituendo un’importante stazione durante la fluitazione dei tronchi verso la laguna di Venezia. Il legname proveniente dal Cadore, infatti, veniva traghettato lungo il corso del Fiume Piave in zattere guidate da esperti Zatèr, che si avvicendavano nelle varie stazioni dislocate lungo il fiume.

Un’altra ricchezza economica di questo territorio è la pietra di Castellavazzo, estratta da alcune preziose cave del territorio, attualmente utilizzata per la creazione di importanti elementi architettonici e un tempo lavorata da abili scalpellini del posto.

Castellavazzo sorge nelle vicinanze di alcune importanti riserve naturalistiche tra cui il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi che comprende il confinante gruppo montuoso dello Schiara e la Riserva statale Val Tovanella nei pressi di Ospitale di Cadore.

 





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