Questo sito utilizza i cookies: per ulteriori informazioni accedi alla pagina Privacy

   

Rivamonte Agordino

Il comune di Rivamonte Agordino (localmente identificato come Riva, dal toponimo della località fino al 1867) sorge sparso in diverse frazioni sulle pendici del colle che si innalza sulla destra orografica del Cordevole qualche chilometro prima di raggiungere Agordo.

Un tempo l’importanza di Rivamonte era legata in particolare all’attività estrattiva che si svolgeva nelle miniere di Valle Imperina, situate nel fondovalle. Le prime testimonianze dell’operatività delle miniere risalgono all’inizio del Quattrocento, sotto il dominio della Serenissima; un sito, quello di Valle Imperina che fu sicuramente il più importante del Veneto per l’estrazione della pirite cuprifera e la produzione di rame e che portò allo sviluppo di un vero e proprio villaggio minerario, tuttora visibile dalla S.R. Agordina e oggetto negli ultimi anni di un importante lavoro di recupero che ha reso Valle Imperina nuovamente fruibile dal pubblico come museo - all’aperto e non solo - di archeologia industriale, ostello e ristorante.

Il sito minerario è inserito all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che si estende su buona parte del territorio comunale di Rivamonte e che trova oggi tra gli antichi edifici uno dei propri centri visitatori. All’interno della struttura che a inizio Novecento era la centrale idroelettrica a servizio delle miniere e del villaggio minerario è stato realizzato un museo dedicato agli uomini che hanno abitato la valle, i minatori e i seggiolai soprattutto. Una particolare sezione è inoltre dedicata all’Om Salvarech, originale personaggio del folklore e delle leggende popolari.

Di grande suggestione la visita ai forni fusori delle miniere, uno dei più importanti esempi di archeologia industriale della regione.
L’attività delle miniere di Valle Imperina si concluse con la loro chiusura nel 1962, provocando in tutto il territorio un importante declino demografico soprattutto per la forte emigrazione. Una particolare forma di emigrazione è stata quella dei seggiolai (i conza), un lavoro tradizionale di Rivamonte, così come della vicina Gosaldo, che portò gli uomini a lavorare come ambulanti in tutto il nord Italia spingendosi anche all’estero, soprattutto verso la Francia: un apposito museo è dedicato a questo antico mestiere.

La frazione capoluogo si raccoglie attorno alla chiesa parrocchiale (risalente probabilmente al Quattrocento, è stata completamente ricostruita nel XIX secolo) intitolata ai Santi Floriano e Antonio da Padova. Quest’ultimo è raffigurato in una bella scultura lignea del Brustolon conservata nella chiesa e che viene portata in processione solenne il 13 giugno, quando Rivamonte è animata dalla festa paesana di Sant’Antonio, caratterizzata anche dalla particolare tradizione dei cordoni, in dialetto lo spac.  

Socio Fondatore

DE EN

Heart Cart Newsletter Go Search

Carrello

Newsletter

Iscrizione

Per iscriverti alla newsletter inserisci il tuo indirizzo email

Cancellazione

Per cancellarti dalla newsletter inserisci il tuo indirizzo email

Accedi

Per accedere inserisci la e-mail e la password che hai utilizzato per registrarti su infodolomiti.it
Recupero o modifica password?

Prima volta su infodolomiti.it?

Inizia ora. È facile e veloce!
La piazza di Rivamonte
Rivamonte Agordino
Centro minerario Valle Imperina (foto P.Cibien)

Rivamonte Agordino

Centro minerario Valle Imperina (foto P.Cibien)

Il comune di Rivamonte Agordino (localmente identificato come Riva, dal toponimo della località fino al 1867) sorge sparso in diverse frazioni sulle pendici del colle che si innalza sulla destra orografica del Cordevole qualche chilometro prima di raggiungere Agordo.

Un tempo l’importanza di Rivamonte era legata in particolare all’attività estrattiva che si svolgeva nelle miniere di Valle Imperina, situate nel fondovalle. Le prime testimonianze dell’operatività delle miniere risalgono all’inizio del Quattrocento, sotto il dominio della Serenissima; un sito, quello di Valle Imperina che fu sicuramente il più importante del Veneto per l’estrazione della pirite cuprifera e la produzione di rame e che portò allo sviluppo di un vero e proprio villaggio minerario, tuttora visibile dalla S.R. Agordina e oggetto negli ultimi anni di un importante lavoro di recupero che ha reso Valle Imperina nuovamente fruibile dal pubblico come museo - all’aperto e non solo - di archeologia industriale, ostello e ristorante.

Il sito minerario è inserito all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che si estende su buona parte del territorio comunale di Rivamonte e che trova oggi tra gli antichi edifici uno dei propri centri visitatori. All’interno della struttura che a inizio Novecento era la centrale idroelettrica a servizio delle miniere e del villaggio minerario è stato realizzato un museo dedicato agli uomini che hanno abitato la valle, i minatori e i seggiolai soprattutto. Una particolare sezione è inoltre dedicata all’Om Salvarech, originale personaggio del folklore e delle leggende popolari.

Di grande suggestione la visita ai forni fusori delle miniere, uno dei più importanti esempi di archeologia industriale della regione.
L’attività delle miniere di Valle Imperina si concluse con la loro chiusura nel 1962, provocando in tutto il territorio un importante declino demografico soprattutto per la forte emigrazione. Una particolare forma di emigrazione è stata quella dei seggiolai (i conza), un lavoro tradizionale di Rivamonte, così come della vicina Gosaldo, che portò gli uomini a lavorare come ambulanti in tutto il nord Italia spingendosi anche all’estero, soprattutto verso la Francia: un apposito museo è dedicato a questo antico mestiere.

La frazione capoluogo si raccoglie attorno alla chiesa parrocchiale (risalente probabilmente al Quattrocento, è stata completamente ricostruita nel XIX secolo) intitolata ai Santi Floriano e Antonio da Padova. Quest’ultimo è raffigurato in una bella scultura lignea del Brustolon conservata nella chiesa e che viene portata in processione solenne il 13 giugno, quando Rivamonte è animata dalla festa paesana di Sant’Antonio, caratterizzata anche dalla particolare tradizione dei cordoni, in dialetto lo spac.  





Vivere le Dolomiti


Dolomiti da vedere