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Dolomiti, la capitale mondiale dell’occhialeria

Tra le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità si trova il più importante distretto dell’occhiale italiano, con le maggiori industrie di produzione mondiale dell’occhialeria: Luxottica, Sàfilo, De Rigo, Marcolin e tantissime altre imprese che, per dirla con le parole di Carlo Maria Cipolla, autorevole storico dell’economia, realizzano «all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo». Gli occhiali realizzati tra le montagne più belle del mondo rappresentano così un esempio dei prodotti del “bello e ben fatto”, vale a dire di quei beni di consumo di fascia medio-alta che si differenziano per il design, la cura, la qualità dei materiali e delle lavorazioni, l’attenzione alla sostenibilità ambientale. 

Nel cuore del distretto, a Pieve di Cadore, a pochi passi dalla casa natale di Tiziano Vecellio, c’è il Museo dell’Occhiale. La denominazione internazionale “Eyeglasses. History and fashion” svela al meglio la straordinarietà dei pezzi che compongono l’attuale esposizione, tra le più importanti e complete al mondo. Il ricchissimo e preziosissimo patrimonio di oggetti e documenti è presentato al pubblico in due percorsi tematici: al primo piano trovano collocazione gli affascinanti reperti, la maggior parte in pietre e materiali preziosi, che raccontano l’evoluzione e la storia dell’occhiale, inseriti in un contesto di spiegazione del fenomeno della vista, dei difetti dell’occhio e delle malattie: dalla storia dell’occhiale quale strumento medicale, quindi, a strumento di fashion fino al fortunato sposalizio con i marchi della moda (Dior, Gucci, YSL, Ray Ban, Armani, Carrera, ecc.). Al secondo piano una ricca e completa esposizione di documenti, fotografie, interviste, filmati d’epoca e macchinari, documenta la storia dell’industria nel distretto italiano dell’occhiale dalla fine del XIX secolo, dall’emigrazione stagionale, ai venditori ambulanti, alle fabbriche pionieristiche, alle grandi industrie, alla globalizzazione dei mercati, con la lunga crisi della fine del secolo scorso alla ripresa dei giorni nostri, riproponendo location di ambienti di lavoro con rigore storico e strumenti d’epoca.
 

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Dolomiti, la capitale mondiale dell’occhialeria

Tra le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità si trova il più importante distretto dell’occhiale italiano, con le maggiori industrie di produzione mondiale dell’occhialeria: Luxottica, Sàfilo, De Rigo, Marcolin e tantissime altre imprese che, per dirla con le parole di Carlo Maria Cipolla, autorevole storico dell’economia, realizzano «all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo». Gli occhiali realizzati tra le montagne più belle del mondo rappresentano così un esempio dei prodotti del “bello e ben fatto”, vale a dire di quei beni di consumo di fascia medio-alta che si differenziano per il design, la cura, la qualità dei materiali e delle lavorazioni, l’attenzione alla sostenibilità ambientale. 

Nel cuore del distretto, a Pieve di Cadore, a pochi passi dalla casa natale di Tiziano Vecellio, c’è il Museo dell’Occhiale. La denominazione internazionale “Eyeglasses. History and fashion” svela al meglio la straordinarietà dei pezzi che compongono l’attuale esposizione, tra le più importanti e complete al mondo. Il ricchissimo e preziosissimo patrimonio di oggetti e documenti è presentato al pubblico in due percorsi tematici: al primo piano trovano collocazione gli affascinanti reperti, la maggior parte in pietre e materiali preziosi, che raccontano l’evoluzione e la storia dell’occhiale, inseriti in un contesto di spiegazione del fenomeno della vista, dei difetti dell’occhio e delle malattie: dalla storia dell’occhiale quale strumento medicale, quindi, a strumento di fashion fino al fortunato sposalizio con i marchi della moda (Dior, Gucci, YSL, Ray Ban, Armani, Carrera, ecc.). Al secondo piano una ricca e completa esposizione di documenti, fotografie, interviste, filmati d’epoca e macchinari, documenta la storia dell’industria nel distretto italiano dell’occhiale dalla fine del XIX secolo, dall’emigrazione stagionale, ai venditori ambulanti, alle fabbriche pionieristiche, alle grandi industrie, alla globalizzazione dei mercati, con la lunga crisi della fine del secolo scorso alla ripresa dei giorni nostri, riproponendo location di ambienti di lavoro con rigore storico e strumenti d’epoca.
 


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