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San Nicolò di Bari

Anche nella parte alta della provincia di Belluno, come in tutto il mondo nordico e di influenza germanica, nei tempi passati - e non raramente ancora oggi - era usanza festeggiare un altro santo invernale, San Nicola di Bari, meglio conosciuto come San Nicolò (da cui Sankt Nikolaus e quindi Santa Klaus o Claus), che si celebra il 6 dicembre.

La sera della vigilia il Santo Vescovo accompagnato da un asinello e alcune volte da un corteo di angeli e di demoni, visitava le case del paese dove si trovano dei bambini, se questi sono stati buoni regalava loro piccoli doni. Era usanza anche che i bambini lasciassero sul davanzale della finestra un po’ di fieno per l’asinello e un bicchiere di vino per San Nicolò. Ma mentre una volta questa era l’unica occasione per i piccoli delle Dolomiti di ricevere doni, oggi la figura di San Nicolò rischia di essere assimilata a quella di Babbo Natale andando quindi a perdere un tassello importante nella cultura delle Dolomiti.
Per fortuna, numerose associazioni locali (scuole, parrocchie, Pro Loco, Comuni) sono attive per mantenere vivo anche questo piccolo e suggestivo rito invernale. 

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San Nicolò di Bari

Anche nella parte alta della provincia di Belluno, come in tutto il mondo nordico e di influenza germanica, nei tempi passati - e non raramente ancora oggi - era usanza festeggiare un altro santo invernale, San Nicola di Bari, meglio conosciuto come San Nicolò (da cui Sankt Nikolaus e quindi Santa Klaus o Claus), che si celebra il 6 dicembre.

La sera della vigilia il Santo Vescovo accompagnato da un asinello e alcune volte da un corteo di angeli e di demoni, visitava le case del paese dove si trovano dei bambini, se questi sono stati buoni regalava loro piccoli doni. Era usanza anche che i bambini lasciassero sul davanzale della finestra un po’ di fieno per l’asinello e un bicchiere di vino per San Nicolò. Ma mentre una volta questa era l’unica occasione per i piccoli delle Dolomiti di ricevere doni, oggi la figura di San Nicolò rischia di essere assimilata a quella di Babbo Natale andando quindi a perdere un tassello importante nella cultura delle Dolomiti.
Per fortuna, numerose associazioni locali (scuole, parrocchie, Pro Loco, Comuni) sono attive per mantenere vivo anche questo piccolo e suggestivo rito invernale.