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Danta di Cadore

In un angolo del Cadore dove la natura è incontaminata e regna un’atmosfera di quiete di altri tempi, sorge il comune di Danta di Cadore (1396 m).
Situato tra il Cadore e il Comelico, si presenta come una terrazza panoramica sulla valle del Piave, del Padola e dell’Ansiei, attorniata dall'Aiarnola, dalla Cresta Carnica, dal Longerin e dal vicino Monte Piedo e offre anche una bella vista sull'Antelao. Una località amena, riservata a chi ama stare a contatto con la natura inviolata e le tradizioni di un tempo, fuori dal caos cittadino delle metropoli.

Il suo nome riserva una storia lontana: in origine fu denominata Anananto (952 d.C.) e in seguito Anaganto, Anta, De Anta e Antla, la cui derivazione potrebbe essere “de antrum” a significare che il villaggio si trovava in prossimità di una caverna, o dalle radici “ende”, “anta”, “end” in riferimento al termine fine, estremità o punta.
Quasi certamente la località non fu abitata fino al VI secolo, quando alcuni abitanti della Pusteria vi si insediarono costretti a sfuggire dalle invasioni barbariche, poiché non si trovano testimonianze di stanziamenti precedenti.
Divenuto comune solamente dal 1843 (all'epoca il più piccolo della Provincia), Danta era anteriormente suddivisa in Danta di sopra, affidata a Candide, e Danta di sotto a Santo Stefano ed il confine posto all'altezza della vecchia fontana. Danta sino al 1701, quando costruì il suo primo cimitero doveva battezzare i neonati e seppellire i morti, in parte a San Nicolò e in parte a Santo Stefano e che proprio per questo il Col dei Morti era così chiamato dalla breve sosta che sulla strada delle Ante usava fare la processione funebre. Dopo il passaggio di Napoleone, nel 1807, Mezza Danta di sopra, appartenne al comune di S. Nicolò, e Mezza Danta di sotto, a quello di Casada. Dopo il "rifabbrico" ottocentesco, a inizi Novecento venne costruita la strada da Auronzo a Padola che aumentò i collegamenti con il resto della provincia.

Tra le vie del paese si trova la Chiesa anticamente dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano, che ospita dipinti degli artisti Tomaso Da Rin e Barberis ed alcune opere di scuola vecelliana.
In posizione periferica e leggermente rialzata su di un piccolo pianoro si erge la chiesetta di Santa Barbara, costruita sulle rovine di un sacello del ‘700 e interessante luogo panoramico.

Danta di Cadore, uno dei 39 comuni ladini della provincia di Belluno, ospita un ambiente integro e tutelato, ricco di vegetazione e specie rare, quello delle torbiere, ove è stato creato un interessante sentiero attrezzato che permette al visitatore di muoversi alla scoperta delle biodiversità. Vi si possono trovare piccoli fiori carnivori, ben 26 specie di orchidee spontanee, cavità naturali, foreste di abeti rossi e bianchi e una ricca vegetazione di salici che costeggia il Rio Cercenà. Il periodo dell’anno più favorevole per una visita è la primavera, nel momento della spettacolare fioritura.

Di interesse storico e archeologico anche il Museo Paleontologico dedicato alla storia del nostro pianeta dalle origini all’età della pietra: nonostante le sue ridotte dimensioni, sfoggia qualche importante reperto, come un cucciolo di dinosauro Psittacosaurus, una zanna di Mammut e le impronte di un dimetrodonte.

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La meridiana di Danta di Cadore
Le torbiere di Danta

Danta di Cadore

Le torbiere di Danta

In un angolo del Cadore dove la natura è incontaminata e regna un’atmosfera di quiete di altri tempi, sorge il comune di Danta di Cadore (1396 m).
Situato tra il Cadore e il Comelico, si presenta come una terrazza panoramica sulla valle del Piave, del Padola e dell’Ansiei, attorniata dall'Aiarnola, dalla Cresta Carnica, dal Longerin e dal vicino Monte Piedo e offre anche una bella vista sull'Antelao. Una località amena, riservata a chi ama stare a contatto con la natura inviolata e le tradizioni di un tempo, fuori dal caos cittadino delle metropoli.

Il suo nome riserva una storia lontana: in origine fu denominata Anananto (952 d.C.) e in seguito Anaganto, Anta, De Anta e Antla, la cui derivazione potrebbe essere “de antrum” a significare che il villaggio si trovava in prossimità di una caverna, o dalle radici “ende”, “anta”, “end” in riferimento al termine fine, estremità o punta.
Quasi certamente la località non fu abitata fino al VI secolo, quando alcuni abitanti della Pusteria vi si insediarono costretti a sfuggire dalle invasioni barbariche, poiché non si trovano testimonianze di stanziamenti precedenti.
Divenuto comune solamente dal 1843 (all'epoca il più piccolo della Provincia), Danta era anteriormente suddivisa in Danta di sopra, affidata a Candide, e Danta di sotto a Santo Stefano ed il confine posto all'altezza della vecchia fontana. Danta sino al 1701, quando costruì il suo primo cimitero doveva battezzare i neonati e seppellire i morti, in parte a San Nicolò e in parte a Santo Stefano e che proprio per questo il Col dei Morti era così chiamato dalla breve sosta che sulla strada delle Ante usava fare la processione funebre. Dopo il passaggio di Napoleone, nel 1807, Mezza Danta di sopra, appartenne al comune di S. Nicolò, e Mezza Danta di sotto, a quello di Casada. Dopo il "rifabbrico" ottocentesco, a inizi Novecento venne costruita la strada da Auronzo a Padola che aumentò i collegamenti con il resto della provincia.

Tra le vie del paese si trova la Chiesa anticamente dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano, che ospita dipinti degli artisti Tomaso Da Rin e Barberis ed alcune opere di scuola vecelliana.
In posizione periferica e leggermente rialzata su di un piccolo pianoro si erge la chiesetta di Santa Barbara, costruita sulle rovine di un sacello del ‘700 e interessante luogo panoramico.

Danta di Cadore, uno dei 39 comuni ladini della provincia di Belluno, ospita un ambiente integro e tutelato, ricco di vegetazione e specie rare, quello delle torbiere, ove è stato creato un interessante sentiero attrezzato che permette al visitatore di muoversi alla scoperta delle biodiversità. Vi si possono trovare piccoli fiori carnivori, ben 26 specie di orchidee spontanee, cavità naturali, foreste di abeti rossi e bianchi e una ricca vegetazione di salici che costeggia il Rio Cercenà. Il periodo dell’anno più favorevole per una visita è la primavera, nel momento della spettacolare fioritura.

Di interesse storico e archeologico anche il Museo Paleontologico dedicato alla storia del nostro pianeta dalle origini all’età della pietra: nonostante le sue ridotte dimensioni, sfoggia qualche importante reperto, come un cucciolo di dinosauro Psittacosaurus, una zanna di Mammut e le impronte di un dimetrodonte.





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