Questo sito utilizza i cookies: per ulteriori informazioni accedi alla pagina Privacy

   

San Nicolò di Comelico

Piccolo comune del Comelico, San Nicolò (1601 m) si presenta immerso in una verdeggiante vallata circondato dal gruppo montuoso del Popèra e dal sovrastante Monte Zovo.
Il toponimo riconduce probabilmente alla Chiesa di S. Nicolò Vescovo, le cui origini sono antichissime e all’interno della quale sono custoditi alcuni affreschi di Gianfranco da Tolmezzo, un dipinto del pittore transalpino Martino Teofilo Polak (1570-1639) e una pala del famoso esponente dello stile "tenebroso" veneto della seconda metà del Seicento, Antonio Zanchi.
Quasi certamente il primo stanziamento di popoli in questa zona del Comelico risale all’Alto Medioevo, quando vi si insediarono popolazioni barbare in fuga da nord e da est.
Composto principalmente da quattro borghi, Campitello, Lacuna, Gera e Costa, il comune di San Nicolò è un territorio caratterizzato da un’economia fondata sull’artigianato, sulle attività boschive e pastorali e, specialmente nella stagione estiva, sulle attività turistiche.

Campitello, storicamente importante per essere stato sede di uno dei sei cantoni, quello del Comelico, in cui era stato suddiviso il Cadore dai Napoleonici, subì un violento incendio nel 1754 a seguito del quale venne ricostruito. Passeggiando tra le vie del caratteristico borgo di montagna si incontra la piccola e suggestiva chiesetta del Sacro Cuore, sfortunatamente distrutta dalle acque del Rio Gianigoli o Saucè e successivamente restaurata.

Gera, borgo da cui deriva il nome di un’importante famiglia della zona, è stata importante località di lavorazione del ferro, grazie alla presenza di alcune miniere in località Ferrera, di cui troviamo tutt’oggi testimonianza; gli utensili e attrezzi da lavoro qui prodotti venivano esportati anche nella vicina Austria. Suggestiva inoltre la piccola chiesetta del paese che ospita il corpo di Santa Giulia donato dal Cardinale Costantino Patrizi alla Baronessa Cecilia Colissis  moglie di un membro della famiglia Vettori, proprietaria della chiesa.

Costa, in passato denominata anche Costa Ravagnana, fu sfortunatamente colpita da due incendi nel 1705 e nel 1893 e venne più volte ricostruita. Ospita la graziosa chiesetta di S. Daniele, disegnata dall’ingegner Palatini e alcuni dipinti di Pio Solero e Danilo Soligo. Interessante infine la cappella Tamai in località Cima Vallona, costruita per commemorare i caduti di un attentato terroristico nel 1967.
Il piccolo comune si propone al visitatore come un tranquillo paesino di montagna, ove regnano quiete e un ambiente naturale di rara bellezza, adatto a piacevoli passeggiate ed escursioni più impegnative.
 

Socio Fondatore

DE EN

Heart Cart Newsletter Go Search

Carrello

Newsletter

Iscrizione

Per iscriverti alla newsletter inserisci il tuo indirizzo email

Cancellazione

Per cancellarti dalla newsletter inserisci il tuo indirizzo email

Accedi

Per accedere inserisci la e-mail e la password che hai utilizzato per registrarti su infodolomiti.it
Recupero o modifica password?

Prima volta su infodolomiti.it?

Inizia ora. È facile e veloce!

San Nicolò di Comelico

San Nicolò di Comelico

Piccolo comune del Comelico, San Nicolò (1601 m) si presenta immerso in una verdeggiante vallata circondato dal gruppo montuoso del Popèra e dal sovrastante Monte Zovo.
Il toponimo riconduce probabilmente alla Chiesa di S. Nicolò Vescovo, le cui origini sono antichissime e all’interno della quale sono custoditi alcuni affreschi di Gianfranco da Tolmezzo, un dipinto del pittore transalpino Martino Teofilo Polak (1570-1639) e una pala del famoso esponente dello stile "tenebroso" veneto della seconda metà del Seicento, Antonio Zanchi.
Quasi certamente il primo stanziamento di popoli in questa zona del Comelico risale all’Alto Medioevo, quando vi si insediarono popolazioni barbare in fuga da nord e da est.
Composto principalmente da quattro borghi, Campitello, Lacuna, Gera e Costa, il comune di San Nicolò è un territorio caratterizzato da un’economia fondata sull’artigianato, sulle attività boschive e pastorali e, specialmente nella stagione estiva, sulle attività turistiche.

Campitello, storicamente importante per essere stato sede di uno dei sei cantoni, quello del Comelico, in cui era stato suddiviso il Cadore dai Napoleonici, subì un violento incendio nel 1754 a seguito del quale venne ricostruito. Passeggiando tra le vie del caratteristico borgo di montagna si incontra la piccola e suggestiva chiesetta del Sacro Cuore, sfortunatamente distrutta dalle acque del Rio Gianigoli o Saucè e successivamente restaurata.

Gera, borgo da cui deriva il nome di un’importante famiglia della zona, è stata importante località di lavorazione del ferro, grazie alla presenza di alcune miniere in località Ferrera, di cui troviamo tutt’oggi testimonianza; gli utensili e attrezzi da lavoro qui prodotti venivano esportati anche nella vicina Austria. Suggestiva inoltre la piccola chiesetta del paese che ospita il corpo di Santa Giulia donato dal Cardinale Costantino Patrizi alla Baronessa Cecilia Colissis  moglie di un membro della famiglia Vettori, proprietaria della chiesa.

Costa, in passato denominata anche Costa Ravagnana, fu sfortunatamente colpita da due incendi nel 1705 e nel 1893 e venne più volte ricostruita. Ospita la graziosa chiesetta di S. Daniele, disegnata dall’ingegner Palatini e alcuni dipinti di Pio Solero e Danilo Soligo. Interessante infine la cappella Tamai in località Cima Vallona, costruita per commemorare i caduti di un attentato terroristico nel 1967.
Il piccolo comune si propone al visitatore come un tranquillo paesino di montagna, ove regnano quiete e un ambiente naturale di rara bellezza, adatto a piacevoli passeggiate ed escursioni più impegnative.
 





Dormire e mangiare


Dolomiti da vedere