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Selva di Cadore

Selva di Cadore, a dispetto del nome, si colloca nell’Alto Agordino in una valle perpendicolare a quella del Cordevole solcata dal torrente Fiorentina. Il toponimo “di Cadore” deriva dall’appartenenza storica di Selva a quella comunità; fu solo nel corso degli anni Venti del Novecento che si decise per l’aggregazione all’Agordino. Tuttora Selva, per vicinanza culturale e storica, viene comunque considerata cadorina, ed è anche membro della Magnifica Comunità di Cadore.

Selva di Cadore sorge in una splendida posizione soleggiata e panoramica ai piedi del Pelmo e del Civetta ed è composta da diverse frazioni di cui le più importanti sono Selva (capoluogo), Pescul e Santa Fosca. Attraverso il Passo Staulanza è collegata con la vicina Val di Zoldo.
Oggi Selva è una località principalmente turistica, sia estiva, con numerose possibilità di passeggiate ed escursioni, sia invernale, grazie agli impianti di risalita che rendono la località uno dei punti di accesso all’area dello Ski Civetta assieme ad Alleghe e a Zoldo, inserendo anche Selva di Cadore all’interno del carosello Dolomiti Superski.

Sebbene oggi la maggioranza degli abitanti viva grazie al turismo, visitando le borgate si possono ben intuire le radici rurali, fatte di sfalcio fino alle quote più elevate, allevamento e agricoltura di montagna.
Grande prosperità per il territorio venne portata nei secoli scorsi dallo sfruttamento delle vicine miniere del Fursil (in territorio di Colle Santa Lucia): fonte di ricchezza per boscalioli, carbonai, addetti ai forni locali e ai trasporti verso la Val di Zoldo, Borca e Caprile.

Il territorio di Selva di Cadore fu abitato fin dalle epoche più remote e oggi proprio questa località è la “casa” dell’Uomo di Mondeval. Si tratta di un cacciatore mesolitico, i cui resti furono ritrovati a oltre 2.000 metri di quota nell’omonima località nel comune di San Vito di Cadore.
Lo scheletro dell’uomo, assieme ad altri reperti geologici, paleontologici e preistorici, è conservato nel rinnovato Museo Civico Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore, che vanta anche un’importante sezione storica dedicata a questa terra da sempre confine tra influenze diverse.

Dal punto di vista culturale, oltre al museo, sono interessanti anche gli edifici religiosi tra cui vale la pena di citare la chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo (costruita nel XV secolo) e quella di Santa Fosca, nell’omonima frazione, che ospita tra le altre opere della bottega di André Haller da Bressanone e un pregevole scrigno di Flügelaltar assegnato a Simone da Tesido (Brunico). 

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La piazza di Selva di Cadore
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Selva di Cadore, a dispetto del nome, si colloca nell’Alto Agordino in una valle perpendicolare a quella del Cordevole solcata dal torrente Fiorentina. Il toponimo “di Cadore” deriva dall’appartenenza storica di Selva a quella comunità; fu solo nel corso degli anni Venti del Novecento che si decise per l’aggregazione all’Agordino. Tuttora Selva, per vicinanza culturale e storica, viene comunque considerata cadorina, ed è anche membro della Magnifica Comunità di Cadore.

Selva di Cadore sorge in una splendida posizione soleggiata e panoramica ai piedi del Pelmo e del Civetta ed è composta da diverse frazioni di cui le più importanti sono Selva (capoluogo), Pescul e Santa Fosca. Attraverso il Passo Staulanza è collegata con la vicina Val di Zoldo.
Oggi Selva è una località principalmente turistica, sia estiva, con numerose possibilità di passeggiate ed escursioni, sia invernale, grazie agli impianti di risalita che rendono la località uno dei punti di accesso all’area dello Ski Civetta assieme ad Alleghe e a Zoldo, inserendo anche Selva di Cadore all’interno del carosello Dolomiti Superski.

Sebbene oggi la maggioranza degli abitanti viva grazie al turismo, visitando le borgate si possono ben intuire le radici rurali, fatte di sfalcio fino alle quote più elevate, allevamento e agricoltura di montagna.
Grande prosperità per il territorio venne portata nei secoli scorsi dallo sfruttamento delle vicine miniere del Fursil (in territorio di Colle Santa Lucia): fonte di ricchezza per boscalioli, carbonai, addetti ai forni locali e ai trasporti verso la Val di Zoldo, Borca e Caprile.

Il territorio di Selva di Cadore fu abitato fin dalle epoche più remote e oggi proprio questa località è la “casa” dell’Uomo di Mondeval. Si tratta di un cacciatore mesolitico, i cui resti furono ritrovati a oltre 2.000 metri di quota nell’omonima località nel comune di San Vito di Cadore.
Lo scheletro dell’uomo, assieme ad altri reperti geologici, paleontologici e preistorici, è conservato nel rinnovato Museo Civico Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore, che vanta anche un’importante sezione storica dedicata a questa terra da sempre confine tra influenze diverse.

Dal punto di vista culturale, oltre al museo, sono interessanti anche gli edifici religiosi tra cui vale la pena di citare la chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo (costruita nel XV secolo) e quella di Santa Fosca, nell’omonima frazione, che ospita tra le altre opere della bottega di André Haller da Bressanone e un pregevole scrigno di Flügelaltar assegnato a Simone da Tesido (Brunico). 





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