Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo - Soccher

La chiesa di Soccher, intitolata ai due apostoli Filippo e Giacomo, è di antica fondazione anche se le prime informazioni storiche fino ad ora trovate risalgano al 1526, data a cui risale l’inventario dei beni posseduti in comunione con la cappella di San Giorgio, distrutta dal terremoto del 1873 e collegata al castello di Soccher.

Nel 1609 il vescovo Alvise Lollino esorta la comunità a rinnovare l’edificio ed ampliarlo per poter così accogliere tutti i fedeli del borgo; solo nel 1663 si ha testimonianza della nuova chiesa, mentre dopo il 1719 viene innalzata la sacrestia grazie all’intervento economico della famiglia Pierobon ricordata sull’architrave di ingresso alla stanza.

Lesionata dal sisma del 1873 viene prontamente ristrutturata grazie all’intervento degli abitanti di Soccher e dotata, nel 1964, di tre nuove campane dedicate a san Giorgio, in ricordo dell’antica cappella del castello intitolata al santo cavaliere, ai santi titolari Filippo e Giacomo e all’Immacolata. Al suo interno sono conservate alcune interessanti opere che spaziano tra il XVII ed il XIX secolo.

Opere d'arte

L’altar maggiore presenta un altare seicentesco intagliato, dipinto e dorato, nel quale è inserita una pala databile al 1637 e probabilmente di mano del Frigimelica, con la Madonna ed il Bambino seduti su un trono di nuvole circondati da angeli. Nella parte inferiore del dipinto i santi Carlo Borromeo, Giovanni Battista, Filippo e Giacomo accompagnano un paesaggio e, più in basso, si vedono il committente Pierobon con due bambini in preghiera.

L’altare minore di sinistra è interessante poiché è tutto ciò che rimane della piccola chiesa di sant’Osvaldo, edificata attorno al 1660 vicino al torrente Rai e demolita da una violenta piena nel 1852. Il dossale fittamente decorato ad intagli dorati e assegnabile alla seicentesca bottega degli Auregne, custodisce la statua lignea di sant’Osvaldo re di Nuthumbria invocato contro le pestilenze.

Sul soffitto dell’aula spicca un colorato affresco con la Madonna ed il Bambino in trono accompagnati da san Giacomo con il bastone del pellegrino a sinistra e da san Giuseppe a destra con il bastone fiorito poggiato sul secondo gradino. Il dipinto si avvicina molto allo stile di Giovanni De Min (1786-1859), anche se alcuni studi lo accomunerebbero alla produzione del bellunese Giovanni Feltrin (1824-1863) che coadiuverà il De Min in alcune vaste imprese pittoriche.

Nelle vicinanze

Le altre chiese filiali di Cadola sono: San Sebastiano di Lizzona le cui prime notizie datano al 1577, San Michele arcangelo di Lastreghe, San Martino di Casan con il dossale dell’altare di raffinata composizione che ricorda le opere dei seicenteschi Ghirlanduzzi da Ceneda, San Marco di Arsiè con un simile altare, San Pietro di Reveane menzionata in documenti del 1526.

Da citare anche l’oratorio di Santa Anna di Canevoi innalzato nel 1937 al posto di un altro del 1713 e l'oratorio della Beata Vergine di Castelmante ai Mazzucchi costruito nel 1952 e riedificato nel 1978.



Orari e accessibilità

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, Soccher: aperta durante le celebrazioni.

Chiesa di San Michele arcangelo, Lastreghe: aperta durante le celebrazioni.

Chiesa di San Sebastiano, Lizzona: aperta in occasioni particolari.

Chiesa di San Martino, Casan: aperta in occasioni particolari.

Chiesa di San Marco, Arsiè: aperta in occasioni particolari.

Chiesa di San Pietro, Reveane: aperta in occasioni particolari.

Oratorio di Santa Anna, Canevoi: aperto in occasioni particolari.

Oratorio della Beata Vergine, Castelmante ai Mazzucchi: aperto in occasioni particolari.

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