Chissà perchè andiamo lassù
Scalatore (Consorzio Operatori Turistici Alleghe - Caprile)

Se devo analizzare su me stesso il “perché” del mio andare in montagna, o del generale andare in montagna, devo tornare indietro di più di cinquant’anni ed il ricordare e ricordarmi bambino incantato e poi incatenato dalla maestosità delle pareti, mi porta a pensare a qualcosa di atavico, una strana forza che non apparteneva ai miei genitori e non derivava da loro insegnamenti, ma che arrivava da molto più lontano; era come se avessi ereditato i ricordi dei miei avi, certi luoghi pareva addirittura che li conoscessi già. La storia ci insegna che l’uomo da sempre cerca di elevarsi. Ci sono molti modi per elevarsi, ma certamente il modo più intuitivo e primordiale è quello fisico. Se lasciamo un bambino libero in uno spazio aperto lui sarà attratto dal punto più alto ed istintivamente salirà su un sasso o su un albero, forse semplicemente per vedere un po’ più in là. Per gli antichi le montagne erano la dimora di dei e demoni e se da un lato c’era il desiderio di salire dall’altra c’era la paura, giustificata poi dai rischi che correva chi intraprendeva certi viaggi.

Ma l’istinto ed il bisogno molte volte si contrastano; se il problema è procurarsi il cibo difficilmente si pensa di scalare una montagna se non per un effettivo motivo che in origine poteva essere la caccia o la raccolta di bacche, e in tempi più recenti, la ricerca scientifica. Certamente Simone De Silvestro, cacciatore di camosci zoldano, quando arrivò in cima alla Civetta per la prima volta intorno al 1855 aveva già capito il perché e solo lui sapeva che quella bestia che lo costrinse a salire tanto in alto non era mai esistita. 

A noi visionari piace credere che Petrarca, salendo il Mont Ventoux nel 1336 possa essere stato il primo alpinista proprio perché il primo ad ammettere di aver raggiunto la cima al solo scopo di godere della salita e delle meraviglie che lungo la via ed in cima poté vivere ed assaporare.

Negli anni salire le montagne ha avuto sulle persone, sulle autorità e sull’opinione pubblica risvolti diversi, passando dal considerare gli alpinisti dei superuomini osannati dalle folle, a farli passare per pazzi criminali suicidi, o ancor peggio per parassiti sociali. Io penso che le montagne siano i luoghi più belli del mondo e credo che chi segue l’istinto non sbagli mai. Il mio istinto, e quello di tanti altri come me, ci porta sulle montagne e molte volte il domandarci perché è superfluo. Come un personaggio più autorevole di me disse tanti anni fa “scalo perché le montagne sono là” il che significa tutto e niente, ma rende l’idea dell’inspiegabilità delle passioni umane.

 



Home Page  |  Editoriale  |  Estate 2020  |  Chissa perche andiamo lassu
scatta, posta e tagga
#infodolomiti