Il dialogo segreto tra l’uomo e il bosco
Il bosco (IAT Auronzo - Misurina - Tre Cime)

Non tutti i visitatori in Auronzo sono consapevoli dell’antico segreto che viene conservato tra il bosco e l’uomo. Si può ascoltare stando in silenzio, immobili, su un sentiero che a poco a poco si perde tra le conifere; si può percepire percorrendo un sentiero di cui non si vede l’orizzonte o appoggiando una mano sulla corteccia, fotografando un fiore, ascoltando il bramire dei cervi in autunno, abbeverandosi alla fonte di un piccolo ruscello o esaminando attentamente le lamelle di un fungo. Il bosco, in Auronzo, è capace di parlare alla parte più intima del viaggiatore, quella che è come uno specchio e che guarda dentro le cose.  Si tratta di un sussurro, un mormorio sommesso che riesce in qualche modo a rendere una distesa di alberi e circoscritte radure qualcosa di molto più intrigante e misterioso: sui sentieri ricchi di muschio, attraverso labirinti di antiche “taute”, ovvero i ceppi d’alberi che furono, si entra in un equilibrio perfetto della natura, dove gli elementi collaborano per creare un’immagine pulsante e vivida. Per riuscire a percepirlo è necessario perdersi, anche in una semplice passeggiata mattutina, quando la rugiada bagna ancora il sottobosco.  Attraverso l’acustica della foresta i suoni rimbombano e restano impressi nel legno, che nella storia fu prezioso anche per la Serenissima Repubblica di Venezia: celebre la foresta di Somadida, la riserva in località San Marco, dove la fauna e la flora vengono custodite in un vero e proprio scrigno, dove il legno pregiato veniva utilizzato per costruire la parte migliore della flotta veneziana.

Parrebbe scontato che questo fenomeno possa avvenire in altri luoghi dove le foreste sono ancora più imponenti, ma ad Auronzo la letteratura insegna che il dialogo tra l’uomo e la natura ha un elemento magico compreso nel proprio sistema: basti leggere “Il segreto del bosco vecchio” dell’autore bellunese Dino Buzzati ed ecco che troviamo ben descritto, ambientato nella versione cinematografica proprio in Auronzo, il curioso fenomeno. I caprioli, i cervi, le volpi e i tassi non parlano, ma descrivono con la loro presenza un mondo fatto di silenzio, di piccoli rumori, di segnali e di intuizioni vitali.

Da lontano, sdraiati controvento, li avvistiamo e li paragoniamo alla nostra quotidianità fatta di confusione e parole talvolta scontate: alzano la testa, le orecchie e alla prima percezione si danno alla fuga. Nella foresta, a Val da Rin o Val Marzon, durante le ore serali, torniamo animali silenziosi: “cacciamo” immagini con il binocolo, con la macchina fotografica oppure soltanto con gli occhi, e ricordiamo di un passato genetico dove la percezione e l’intuizione erano sopravvivenza. I boschi di Auronzo di Cadore ci costringono a pensarci senza alcun altro orizzonte così come le montagne, alzando lo sguardo, ci ricordano l’immensità della natura e l’ampiezza delle sue ombre.



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