L’amore tra Papa Giovanni Paolo II e il Cadore
Lungo i sentieri percorsi dai papi(PH  Eder)

L’anno 1978 è detto anno dei tre papi per la morte di Paolo VI, il brevissimo pontificato del bellunese Giovanni Paolo I, durato soltanto trentatré giorni, e l’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II, un Papa che ha cambiato la storia del mondo. Papa Wojtyla era abituato alle scalate estive nei suoi amati Tatra, monti della Polonia, alle sciate invernali ed alle discese in kayak su torrenti agitati, come avrebbe potuto adattarsi al clima afoso di Castel Gandolfo?  Tutto ci fa pensare che l’entourage del Santo Padre si attivò immediatamente per cercare un posto montano dove poter trascorrere qualche giorno di riposo al fresco e nella natura. Emersero quindi, in quel periodo, sei condizioni indispensabili per poter trovare un luogo adatto ad offrire al Papa qualche giorno di corroborante riposo. Prima condizione: il sito doveva trovarsi in mezzo al bosco; seconda: ci doveva essere un rapido accesso ai sentieri di montagna; terza: al di fuori dei centri abitati; quarta: la struttura ospitante doveva essere di carattere privato, meglio se di enti religiosi; quinta: un alloggio modesto e senza lussi; ultima: ci dovevano essere pure delle strutture adatte ad ospitare tutto il seguito.

Non era facile, perciò, trovare una località adatta e che rispettasse tutti i suddetti requisiti. Una sera d’estate, nell’anno 1985, il Vescovo di Belluno-Feltre, Mons. Maffeo Ducoli contemplava dalla canonica di Costalta, dove si trovava per riposo, un tramonto fantasmagorico, come capita spesso quassù in montagna. Il presule pensò tra se: “Perché non portare qui il Papa?” Ma dove si poteva alloggiare? Gli vennero in mente subito le sei condizioni; non c’era altro posto se non la villetta di Mirabello, di proprietà del Vescovo di Treviso, Mons. Antonio Mistrorigo. Mons. Ducoli decise di recarsi subito a Lorenzago per proporre la sua idea al confratello Mistrorigo. Il Vescovo di Treviso. E così il Papa si innamorò del Cadore.



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