Nel regno dei camosci: Mandriz e Piz del Corvo
Camoscio in Val Fiorentina (Ufficio Turistico - Pro Loco Val Fiorentina)

La sveglia è all’alba, per osservare i camosci bisogna rinunciare a qualche ora di sonno ma ne vale la pena: scopriremo gli angoli nascosti del Piz del Corvo, cima che, assieme al Cernera è parte fondamentale del sistema Dolomiti Unesco n.1 Monte Pelmo - Croda da lago.

L’itinerario di media difficoltà, si sviluppa lungo i sentieri Cai 465/466 ed è da considerarsi un uniccum: più in alto si sale, più indietro si corre nel tempo.
Partiamo dal borgo storico di L’Andria - Toffol con il suo antico mulino, i tipici fienili e le calchere (forni per la calce), salendo il sentiero troviamo il sito archeologico di Mandriz, qui nel tardo neolitico e nell’età del rame genti raminghe sostavano, i reperti ora sono custoditi presso il Museo Civico Vittorino Cazzetta.

Il bosco si dirada, lasciando spazio a brughiere e praterie subalpine oltre alle impressionanti pareti del Cernera e del Piz del Corvo, la natura pura e selvaggia è la protagonista: regno di aquile, marmotte e camosci. Bisogna tenere gli occhi aperti, i nostri ospiti già ci osservano, binocolo alla mano guardiamo la parete del Piz del Corvo, dove scorgiamo un branco di camosci.
E’ giugno, il mese migliore per osservare gli “asili” dei camosci: le femmine anziane badano a tutti i cuccioli mentre le madri brucano indisturbate. I piccoli stanno giocando su una lingua di neve: lasciandosi scivolare per poi risalire velocemente, pronti per un altro giro, è emozionante, ma il branco si sta spostando saltando tra le rocce, decidiamo quindi di proseguire nella speranza di rincontrarli più avanti.
Giunti al Pont de Sas, la storia geologica è la protagonista, gli strati di roccia del Corvo Alto ci mostrano milioni di anni di storia. Raggiunta la cima del Piz del Corvo ci rilassiamo, qui la meraviglia delle Dolomiti e della Val Fiorentina si spalanca davanti agli occhi lasciandoci senza parole.

Purtroppo è il momento di rientrare, attraversando la Valaza ritroviamo i camosci che ci osservano interessati, sembra quasi vogliano augurarci una buona discesa. Giunti infine a Mondeval de Sota sostiamo alla Malga Pien de Vacia dov’è possibile assaporare sapori autentici, chiudendo con allegria un viaggio unico tra natura, storia e geologia.



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