La cucina dell’Alpago Cansiglio
Agnello dell'Alpago (archivio Consorzio Alpago Cansiglio)

Circondata dalle Prealpi Bellunesi, la Conca dell’Alpago è un susseguirsi di incantevoli prati, boschi e pendii tra il Lago di Santa Croce e il bosco del Cansiglio, fino all’aspra e frastagliata corona rocciosa dei Monti Cavallo, Col Nudo e Dolada. E verso la Valbelluna e le Dolomiti.

Una valle con una storia di rinomata tradizione ed offerta enogastronomica, una vera e propria oasi del biologico, che vanta, tra gli altri, due ristoranti stellati Michelin: il Dolada e la Locanda San Lorenzo. Ma anche numerosi agriturismi ed aziende agricole gestite a livello familiare, con produzioni proprie di formaggi, ricotte e burro. Per tutti gli ospiti di queste montagne, dopo aver assaporato i suoi prodotti, è impossibile ripartire senza averne fatto scorta!

E’ un luogo storico per la pastorizia, una terra in cui l’attività agricola si è sviluppata nel rispetto dell’ambiente e della tradizione, con animali allevati secondo ritmi naturali e nutriti con alimenti provenienti esclusivamente da coltivazione biologica. Piatto tipico è la tenerissima carne dell’Agnello dell’Alpago, che vanta il riconoscimento di Presidio Slow Food. Si abbina perfettamente ai piatti poveri della tradizione locale come la patora, zuppa di mais e legumi, oppure la bagozia, una sorta di polenta fatta con patate, mais, legumi e anche salame e pancetta.

Una cucina in equilibrio tra grande tradizione (spesso importata dalle balie che emigravano e ritornavano)  e innovazione gastronomica, a cui si unisce da qualche anno il recupero delle tradizioni viticole storiche. Sempre di più sono i piccoli produttori, riuniti in un’associazione, che piantano viti resistenti, senza l’uso di prodotti chimici con una filosofia legata alla purezza dell’ambiente. Si ricavano il Bronner, vino bianco dal bouquet intenso e armonico, il Solaris, bianco ideale per aperitivi e risotti di pesce, il Cabernet Cortis, rosso con sentori di more, lamponi e sottobosco. Dal sapore delicato e raffinato non possiamo non assaggiare le famose “Mame d’Alpago”, un agro-ecotipo di fagiolo prevalentemente sottoforma di granella secca; hanno l’ottima attitudine ad essere utilizzate in deliziose creme di fagioli. Una volta erano addirittura esportate lungo il Piave fino a Venezia per poi imbarcarsi per Cadice e Lisbona e oltre.

E infine come non citare le gustose “sciosele”, piccole lumache che fanno parte delle tradizione veneta: a Lamosano, uno dei tre comuni dell’Alpago, ogni anno in agosto, nel giorno di San Lorenzo, viene organizzata una sagra per degustarle.



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