Bus del Buson

Partenza a piedi lungo il sentiero CAI 501. Superato di poco il bivio con il sentiero CAI 506, a circa 850 m dalla partenza (m 747 s.l.m.), si devia sulla destra per un sentiero che scende abbastanza ripido verso il torrente Ardo, fino a giungere alla località denominata Bus del Busón (m 690 s.l.m.). Si tratta di una gola, come sospesa su un fianco della montagna, incisa in epoca remota dal torrente Ardo, che successivamente abbandonò questo percorso abbassandosi di circa 150 metri. La causa dell’abbandono dell’alveo è, secondo alcuni, attribuibile ad una frana, che ha ostruito l’imbocco della gola a monte, costringendo le acque a scavare un nuovo solco di lato rispetto al precedente. Più recenti teorie dicono invece che si trattava di una forra scavata da un torrente sub glaciale. La forra si prolunga per circa 250 metri con andamento sinuoso e le sue pareti levigate testimoniano l'antico lavorio delle acque. In alcuni punti la sua larghezza è di appena qualche metro, mentre in qualche tratto le pareti rocciose si allontanano lasciando ampi spazi. Superata la forra, il sentiero scende per un breve tratto (m 665 s.l.m.) e continua in direzione Case Bortòt passando sotto una parete rocciosa (attenzione alla possibile caduta sassi!). Poco più avanti il sentiero torna a salire piuttosto ripido a zig-zag fino a raggiungere nuovamente il sentiero CAI 501 (m 749 s.l.m.). Di qui, proseguendo a sinistra, si rientra a Case Bortòt.

La località "Case Bortòt" è comodamente raggiungibile in automobile da Belluno, dopo aver attraversato gli abitati di Bolzano Bellunese e Gioz. Si tratta di un piccolo e antico villaggio con caratteristiche abitazioni rurali, sospeso su un fianco della valle dell’Ardo. Al termine della strada un comodo parcheggio permette di accedere alla nutrita rete di sentieri che caratterizzano quest’area.

Punti di interesse o tappe

Nel 1998 sul Col del Bus, che sovrasta la forra, sono stati fatti alcuni primi ritrovamenti archeologici databili a 5500 – 5000 anni fa. Nelle campagne di scavo degli anni successivi sono stati rinvenuti, tra l’altro, 20.000 strumenti di selce, alcuni ancora grezzi, 300 punte di freccia (in Italia è il più cospicuo ritrovamento fatto finora), due asce in rame simili a quelle ritrovate accanto a Oetzi e una fusaiola, che può dirsi il primo esempio di tessitura bellunese. Il sito, di indubbia importanza, è stato anticamente abitato da alcune famiglie (20-30 persone) che, di questo luogo naturalmente difeso, sono diventate padrone assolute, e da qui potevano comodamente controllare i pascoli alti della valle dell’Ardo. Il gruppo infatti viveva probabilmente di pastorizia ed agricoltura, ma reperti in ossidiana e cristallo di rocca, materiali introvabili in zona, parlano di scambi con popolazioni che arrivavano dall’attuale est europeo. Probabilmente il gruppo controllava una delle vie di accesso alla Valbelluna dove chi passava “pagava” un qualche tipo di pedaggio. I reperti ed il sito sono attualmente ancora allo studio.

Tutta l’area risulta di particolare interesse, per i molteplici fenomeni naturali (geologici e geomorfologici), per i preziosi ecosistemi e per le testimonianze lasciate dall’uomo nelle epoche passate. In particolare, alla luce dei recenti ritrovamenti effettuati in località Col del Busòn, possiamo confermare il valore storico del territorio che custodisce uno dei più importanti ritrovamenti dell’età del bronzo del bellunese e attesta l’importanza che doveva avere l’Alta Valle dell’Ardo nei millenni passati.
Infatti, la valle dell’Ardo, è stata un fondamentale passaggio verso la Val di Zoldo e un accesso ai pascoli alti, utilizzati fino a pochi decenni fa dai pastori del luogo. Ultimo custode di queste secolari tradizioni fu “Mariano” che ha dato il nome alla località che tutti gli escursionisti che salgono verso la Schiara ben conoscono. Ed è proprio la Schiara, con le sue pareti dolomitiche tanto care a Dino Buzzati e a generazioni di grandi alpinisti che qui hanno mosso i loro primi passi, che fa da sfondo grandioso a queste valli. Un territorio che da oltre dieci anni è in buona parte compreso nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Altre informazioni

Si raccomanda di non uscire dal sentiero segnato per la presenza di strapiombi.





Dolomiti da vedere


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Orari e accessibilità

Da aprile a ottobre

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